Antonio Misiani, responsabile economico Pd: “La sicurezza non può essere solo repressione. Servono risposte sociali ed economiche”
“Le violenze che abbiamo visto in alcune città italiane vanno condannate senza se e senza ma. Chi sfascia le vetrine e vandalizza le città è un delinquente e va trattato come tale”: una presa di posizione netta quella del senatore Antonio Misiani, responsabile Economia, Finanze, Imprese e Infrastrutture nella segreteria nazionale del Partito democratico.
“La sicurezza va garantita e, se dopo otto decreti sicurezza continuano a verificarsi episodi così gravi, è evidente che qualcosa non ha funzionato: il ministro Piantedosi dovrà rispondere della gestione dell’ordine pubblico. La repressione è necessaria, ma la risposta non può essere soltanto repressiva. Il 12,5% dei minori vive in povertà assoluta. Crescono il disagio e le disuguaglianze, che colpiscono soprattutto i più giovani. Senza risposte sociali ed economiche non si va da nessuna parte. Si parla continuamente di immigrazione, mentre si sottovaluta l’esodo silenzioso di decine di migliaia di giovani, molti laureati, che lasciano l’Italia per trovare lavoro e salari dignitosi”.
Le nuove generazioni sembrano sentirsi sempre meno rappresentate dalle istituzioni e dai partiti. Come può la politica intercettarne il disagio ed evitare che si traduca in rabbia e astensionismo?
“Il referendum sulla giustizia ha dimostrato che i giovani non sono condannati all’astensionismo: hanno partecipato e sono stati decisivi. Molto dipende da ciò che trovano sulla scheda elettorale e dalla capacità dell’offerta politica di dare risposte convincenti alle esigenze di questa generazione. A vent’anni bisogna poter scegliere se restare in Italia, trovare lavoro, costruire una famiglia e conquistare la propria autonomia, oppure andare all’estero e avere la possibilità di tornare”.
Caro-affitti e stipendi insufficienti pesano sui giovani. Quali risposte concrete propone il Pd?
“Quando abbiamo governato abbiamo portato in Europa il PNRR da 200 miliardi, destinandone una parte agli studentati. Ma gli alloggi finanziati per offrire affitti calmierati non possono finire sul mercato privato: per molti fuori sede, 700-800 euro al mese sono insostenibili. C’è poi il lavoro povero e l’Istat ha segnalato che il 30% dei nuovi posti di lavoro sarebbe irregolare. Rivendicare più occupati non basta se mancano garanzie salariali, sicurezza e dignità. La stabilità di un governo non coincide con la qualità delle sue politiche”.
Tra evasione e pressione fiscale, come riequilibrare il sistema senza penalizzare lavoratori e imprese?
“La pressione fiscale è arrivata al 42,9%, il livello più alto degli ultimi dieci anni, mentre l’evasione resta elevata. Il sistema premia la rendita e scoraggia chi lavora e fa impresa: può essere più conveniente affittare un appartamento su Airbnb che avviare un’attività. Bisogna proteggere il ceto medio dal fiscal drag, che tra il 2026 e il 2029 rischia di sottrarre 35 miliardi ai contribuenti Irpef. Il taglio del cuneo ha tutelato i redditi medio-bassi, ma chi guadagna 40-60 mila euro lordi è rimasto esposto alla perdita di potere d’acquisto. Serve indicizzare gli scaglioni Irpef all’inflazione”.
La Lega punta ad ampliare la flat tax per le partite Iva. Qual è l’alternativa del Pd per sostenere autonomi e piccole imprese?
“Le partite Iva più fragili meritano sostegno, ma non considero prioritario ampliare la flat tax a chi ha ricavi tra 85 e 100 mila euro. Con risorse limitate, la politica deve scegliere: è più giusto aiutare chi guadagna già molto o chi fatica ad arrivare a fine mese? Le priorità vanno stabilite, altrimenti si prendono in giro i cittadini”.
Il piano del governo per autotrasportatori e agricoltori alle prese con il caro-gasolio è sufficiente?
“Il governo è in ritardo, soprattutto nei confronti dei piccoli autotrasportatori, che non hanno il potere contrattuale delle grandi società e non riescono a trasferire gli aumenti del carburante sui propri contratti. Ci sono risorse già stanziate che non sono ancora arrivate a destinazione. Non basta uno sconto temporaneo: proponiamo di tassare gli extraprofitti delle società energetiche, come lo stesso Giorgetti ha chiesto a livello europeo, e usare quelle risorse per aiutare chi è in difficoltà. Le grandi società energetiche, che realizzano utili straordinari, devono contribuire”.
Il Documento programmatico di finanza pubblica non vi ha convinto… Se il Pd fosse al governo, quali sarebbero le prime tre priorità?
“Energia, lavoro e servizi. Sull’energia bisogna accelerare le rinnovabili e investire in reti, accumuli ed efficienza per ridurre la dipendenza da gas e petrolio. Sul lavoro servono il salario minimo a 9 euro lordi l’ora, più tutele contro la precarietà e sostegno alle partite Iva più fragili. Infine, la sanità: il governo prevede poco più di due miliardi, mentre le Regioni chiedono 5,5 miliardi. Sei milioni di italiani rinunciano a curarsi a causa delle liste d’attesa e dei costi delle prestazioni private”.
Obiettivi ambiziosi, ma con quali coperture?
“Indichiamo le coperture per ogni proposta emendativa, come prevede il regolamento parlamentare. Siamo consapevoli dei vincoli di finanza pubblica, ma alcune misure possono essere realizzate senza costi diretti per lo Stato: penso alla legge sul salario minimo”.
Al di là del salario minimo, sui temi economici il campo largo può trovare un’intesa?
«Abbiamo presentato in Parlamento un documento di politica economica e sociale in 21 punti, condiviso da tutte le forze della coalizione: dal Pd al Movimento 5 Stelle, da Italia Viva ad Alleanza Verdi e Sinistra. È il risultato di un percorso di confronto. Sui temi economici e sociali, il programma del centrosinistra è già in larga parte scritto”.
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