Oltre tre ore di colloquio per discutere della guerra, del futuro delle relazioni tra Mosca e Washington e perfino della possibilità di un vertice destinato a cambiare gli equilibri geopolitici globali. A San Pietroburgo, nell’ex capitale degli zar, il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff hanno dato vita a uno degli incontri più significativi degli ultimi mesi sul fronte della crisi ucraina, in un momento in cui il conflitto sembra avvicinarsi a un possibile punto di svolta diplomatica.
La nota ufficiale russa
Al termine del summit, il Cremlino ha diffuso un resoconto che lascia intravedere una fitta agenda di temi affrontati, dal processo di pace in Ucraina ai rapporti economici bilaterali, dalla situazione nel Golfo Persico alla prospettiva di un faccia a faccia tra Putin e Donald Trump durante una visita in Cina prevista nelle prossime settimane. Un’agenda ampia che conferma come il dialogo tra Russia e Stati Uniti stia ormai andando ben oltre il solo dossier militare. L’immagine emersa è quella di una diplomazia che si muove su più livelli. Da una parte vi è l’urgenza di arrestare una guerra che si trascina dal 2022, dall’altra la volontà di riaprire canali di comunicazione che erano stati quasi completamente interrotti.
I collaboratori più stretti al tavolo
Accanto a Putin sedevano il consigliere presidenziale Yuri Ushakov e Kirill Dmitriev, uomo chiave della presidenza per gli investimenti esteri e interlocutore privilegiato nelle questioni economiche. Secondo fonti russe, alla riunione avrebbe partecipato in collegamento remoto anche Jared Kushner, genero del tycoon e figura influente nei circuiti diplomatici repubblicani. Il leader del Cremlino ha riferito che Trump, nelle recenti conversazioni telefoniche, avrebbe sottolineato con forza la necessità di fermare la guerra soprattutto per porre fine al costo umano del conflitto. Una formulazione che la comunicazione russa ha immediatamente valorizzato, presentando il presidente americano come un interlocutore pragmatico e orientato alla ricerca di una soluzione negoziata.
Il pontiere di Trump
Witkoff si è presentato a San Pietroburgo portando con sé un nuovo pacchetto di proposte. Nelle immagini diffuse dalla televisione pubblica russa, l’inviato statunitense ha parlato dell’esistenza di documenti contenenti idee relative ai diversi elementi di un possibile accordo di pace tra Mosca e Kiev. Nessuna anticipazione sui contenuti, ma un’indicazione significativa. Washington punta a riattivare un formato negoziale più ampio e a individuare quello che potrebbe essere “il prossimo passo” verso una soluzione politica.
Le dichiarazioni arrivate nelle ore successive all’incontro sembrano confermare che qualcosa si stia muovendo. Yuri Ushakov ha affermato che la Russia sarebbe pronta, “in linea di principio”, a riprendere colloqui trilaterali attorno al 10 novembre con l’obiettivo di discutere la costruzione di un nuovo sistema di sicurezza per Russia e Ucraina. Pur mantenendo la tradizionale prudenza del linguaggio diplomatico russo, il consigliere di Putin ha riconosciuto che il percorso verso la fine delle ostilità resta difficile ma che le parti si starebbero muovendo nella direzione di una composizione del conflitto.
Le parole di Zelensky
A rafforzare questa impressione sono arrivate quasi in contemporanea le parole di Volodymyr Zelensky. In un’intervista all’emittente americana Fox News, il presidente ucraino ha indicato per la prima volta in termini espliciti la possibilità di congelare le attuali linee del fronte come passaggio preliminare a un cessate il fuoco. Una posizione che, fino a pochi mesi fa, sarebbe stata difficilmente immaginabile e che riflette la crescente pressione internazionale per aprire una fase negoziale.
Il rilascio di Stephen Hubbard
Il vertice nella città russa non si è limitato alla guerra. Vladimir Putin ha insistito sulla necessità di ricostruire le relazioni economiche con gli Stati Uniti. Sul tavolo è comparso anche il caso di Stephen Hubbard, il cittadino statunitense detenuto in Russia con l’accusa di essere un mercenario al soldo di Kiev, di cui è stata disposta l’immediata liberazione. Donald Trump si è intestato totalmente il risultato, sostenendo che il rilascio sarebbe avvenuto senza alcuna contropartita e accusando l’amministrazione Biden di non essere riuscita a ottenere progressi analoghi. Steve Witkoff ha aperto il colloquio con un elogio a Putin, definendolo un leader mosso da considerazioni umanitarie e ringraziandolo per la decisione.
Il summit delle superpotenze
Tuttavia, il vero messaggio strategico emerso da San Pietroburgo riguarda probabilmente un altro scenario. Putin ha evocato la possibilità di incontrare Trump in Cina, mentre Ushakov ha confermato che è in preparazione un primo vertice tra i leader di Russia, Stati Uniti e Cina, da inserire nel quadro del summit Apec previsto a novembre a Shenzhen. Se l’ipotesi dovesse concretizzarsi, sarebbe il simbolo di un nuovo “triangolo geopolitico” nel quale le tre maggiori potenze mondiali tentano di ridefinire regole, sfere di influenza ed equilibri di sicurezza del XXI secolo.