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Esteri

Weidel all’attacco dell’Ue: “Bruxelles ha fallito, serve una nuova Europa delle nazioni”

La leader di AfD lancia una piattaforma che mette nel mirino Commissione, Green Deal, BCE, Schengen e politica sull'Ucraina

di Ernesto Ferrante -


Alice Weidel non si limita a criticare Bruxelles. Ne contesta l’impianto politico, economico e istituzionale. Nella conferenza stampa tenuta al Parlamento europeo, la co-presidente di Alternative fur Deutschland ha delineato una visione dell’Europa che rappresenta, nei fatti, l’antitesi del progetto promosso negli ultimi anni dalle istituzioni comunitarie. Nel mirino la Commissione europea, le politiche climatiche, la moneta unica, la libera circolazione prevista da Schengen e il ruolo assunto dall’Unione nella guerra in Ucraina. Un attacco a tutto campo che arriva mentre l’AfD continua a rafforzare la propria presenza nel panorama politico tedesco e tenta di trasformare il consenso elettorale in una credibile prospettiva di governo. La leader della destra tedesca parte dalla diagnosi netta che l’Europa sta perdendo prosperità, sicurezza e peso geopolitico. I cittadini, sostiene, vedono ridursi il proprio potere d’acquisto mentre l’immigrazione irregolare, la crescita dei costi energetici e la debolezza economica mettono sotto pressione il tessuto sociale del continente. Per Weidel, il problema non è episodico. È strutturale.

“Ricostruire l’Unione”: il manifesto dell’AfD

La proposta avanzata dalla leader dell’AfD si fonda su tre concetti: “sussidiarietà”, “responsabilità” e “sovranità”. Dietro queste parole c’è l’idea di un ribaltamento degli attuali rapporti di forza tra Bruxelles e gli Stati membri. Secondo Weidel, il processo decisionale dovrebbe essere riportato il più vicino possibile ai cittadini, restituendo competenze ai governi nazionali e ai parlamenti eletti. Il bersaglio principale è la Commissione europea, descritta come un centro di potere distante dal controllo democratico diretto. La leader tedesca contesta il ruolo crescente assunto dall’esecutivo comunitario nelle scelte economiche e industriali degli Stati membri, sostenendo che le istituzioni europee si siano progressivamente spinte oltre il mandato originariamente previsto dai Trattati. La critica investe anche l’architettura istituzionale dell’Unione. Per la capogruppo al Bundestag del partito di destra radicale, il fatto che la Commissione detenga il monopolio dell’iniziativa legislativa rappresenta una distorsione democratica che dovrebbe essere corretta attraverso una profonda revisione dei Trattati.

Green Deal e transizione energetica: il cuore dello scontro

Uno dei fronti più caldi resta quello energetico. L’economista tedesca cresciuta ad Harsewinkel identifica nel Green Deal il simbolo di un’Europa che, a suo giudizio, avrebbe sacrificato competitività economica e crescita industriale sull’altare della regolazione. A suo avviso, le politiche climatiche comunitarie stanno generando un aumento artificiale dei costi per famiglie e imprese e rischiano di compromettere la tenuta del sistema produttivo europeo. Particolarmente dura la contestazione del divieto programmato dei motori a combustione interna. Per la dirigente politica tedesca, non spetta ai burocrati europei decidere quali tecnologie debbano sopravvivere e quali essere abbandonate. Devono essere il mercato, i produttori e i consumatori a determinare l’evoluzione industriale. È una lettura demolitoria che va oltre il dossier automobilistico e investe l’intero approccio normativo della Commissione. L’idea che la pianificazione politica possa sostituirsi alle dinamiche economiche viene respinta come uno degli errori fondamentali dell’attuale fase europea.

L’affondo contro euro, BCE e politiche del debito

Sul terreno economico, il giudizio della co-presidente di Alternativa per la Germania è altrettanto severo. Il deterioramento del potere d’acquisto viene collegato alle politiche monetarie portate avanti dalla Banca centrale europea negli ultimi quindici anni e all’espansione del debito pubblico nei Paesi membri. Secondo la sua analisi, l’attuale modello ha alimentato distorsioni finanziarie, ridotto gli investimenti produttivi e contribuito a una crescita persistente dell’inflazione. Le bordate non risparmiano neppure Berlino. La Germania, sostiene, non sarebbe immune dalla tendenza all’indebitamento che caratterizza gran parte dell’Europa e che rischia di scaricare il peso delle scelte attuali sulle generazioni future. Dietro le accuse alla BCE emerge una contestazione più ampia del modello economico costruito attorno alla moneta unica. Per Weidel, l’euro e le politiche monetarie degli ultimi anni hanno contribuito a erodere il risparmio e il reddito reale dei cittadini europei.

Schengen sotto accusa e la linea dura sull’immigrazione

Se sul piano economico il linguaggio è duro, sul tema migratorio assume toni ancora più radicali. Alice Weidel considera Schengen un progetto fallito. Sostiene che l’Unione non sia stata in grado di difendere le frontiere esterne e che, di conseguenza, gli Stati debbano riprendere direttamente il controllo dei confini nazionali. La leader dell’AfD lega l’immigrazione irregolare all’aumento delle tensioni sociali e dei fenomeni di violenza urbana registrati in diversi Paesi europei. In questa chiave interpreta le recenti rivolte e gli episodi di disordine che hanno attraversato alcune aree del continente. Il principio che rivendica è semplice. Se Bruxelles non è in grado di assolvere alle funzioni fondamentali affidatele dai Trattati, gli Stati devono riappropriarsi degli strumenti necessari per garantire sicurezza e controllo del territorio.

L’Ucraina e l’accusa all’Europa assente

Tra i passaggi politicamente più significativi dell’intervento figura quello dedicato alla guerra in Ucraina. Weidel accusa l’Unione Europea di aver rinunciato a svolgere un ruolo diplomatico autonomo fin dalle prime fasi del conflitto, privilegiando il sostegno militare rispetto alla ricerca di una soluzione negoziale. A suo giudizio, l’Unione europea avrebbe perso occasioni importanti per favorire il dialogo, ritrovandosi oggi con margini di influenza ridotti. Da qui prende forma una riflessione più ampia sul peso geopolitico del continente. Per l’esponente di punta dell’AfD, gli unici veri protagonisti dello scenario internazionale sono ormai Stati Uniti, Cina e Russia. L’Europa, invece, sarebbe progressivamente scivolata ai margini delle grandi decisioni strategiche globali, incapace di esercitare una leadership autonoma nei principali dossier internazionali.

Non è una protesta. È una sfida al modello europeo

La vera notizia emersa da Strasburgo non è l’ennesimo attacco contro Bruxelles. È la maturazione politica di una destra che non si percepisce più come forza di opposizione permanente. L’AfD parla sempre meno il linguaggio della protesta e sempre più quello dell’alternativa di governo. Il progetto illustrato da Alice Weidel ha una coerenza precisa: riportare il potere dagli organismi sovranazionali agli Stati, ridurre il peso della tecnocrazia europea, smantellare parti rilevanti dell’agenda verde e ridefinire il ruolo dell’Unione nello scenario internazionale. Dietro lo scontro con Ursula von der Leyen c’è il confronto fra due idee incompatibili di Europa. Per anni questo dibattito è rimasto confinato ai margini del sistema europeo. Oggi non è più così.

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