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Politica

Commissione Covid, Speranza a scuola da Conte: “Vogliono colpire gli avversari politici”

di Eleonora Ciaffoloni -


Non una marcia indietro, non un’ammissione di responsabilità, nemmeno un dubbio sulle scelte compiute. Davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, Roberto Speranza si è presentato per difendere la propria stagione al ministero della Salute, rivendicando la linea adottata dal governo Conte e respingendo le critiche.

La difesa di Speranza

Dai lockdown agli obblighi vaccinali, passando per il Green Pass, l’ex ministro ha confermato la bontà delle decisioni prese. Tutte. E, quando il confronto si è spostato sulle responsabilità politiche, ha puntato il dito contro la stessa Commissione, accusandola di voler colpire gli avversari. Una difesa senza sconti, che ha riacceso lo scontro con Fratelli d’Italia, decisa a contestare quella che si sarebbe rivelata una narrazione autocelebrativa e priva di autocritica. “Ho servito il Paese con disciplina e onore come indica la nostra Carta costituzionale”, ha esordito Speranza a Palazzo San Macuto, rivendicando di aver agito sempre nell’interesse della Nazione.

Il primo principio seguito, ha spiegato, è stato “il primato della vita delle persone rispetto a tutte le altre considerazioni”. Da qui la giustificazione delle restrizioni: “Una vita persa non è rimediabile. I danni economici, invece, sono riparabili”. E ancora: “Sono stato accusato di essere duro, rigorista, uno di quelli che chiudeva. Ma che deve fare il ministro della Salute? Rivendico a testa alta e con forza l’indirizzo dato”. Per l’ex ministro, insomma, la linea del governo Conte non è materia di ripensamento.

A sostegno della propria tesi ha citato studi sui lockdown e sui vaccini, attribuendo alle chiusure e alla campagna vaccinale un ruolo determinante nel contenimento della mortalità. Ha inoltre difeso il ricorso alla comunità scientifica, sostenendo che le decisioni spettassero alla politica, ma dovessero fondarsi sulle indicazioni degli esperti. Una ricostruzione che può essere condivisibile o meno ma che, in ogni caso, lascia aperta la questione centrale dell’inchiesta: verificare le criticità, le omissioni e le responsabilità nella gestione dell’emergenza.

I temi al centro dei lavori

Tra i temi al centro dei lavori figurano il piano pandemico, il protocollo cosiddetto “Tachipirina e vigile attesa”, le limitazioni delle libertà personali e il Green Pass. Questioni di cui non sono state affrontate le obiezioni sollevate. E proprio sulla responsabilità politica delle decisioni e sulle criticità della gestione pandemica si è concentrata la contestazione di Fratelli d’Italia. “Come già avvenuto con Conte, anche Speranza ha confuso la Commissione per un teatro politico giustificazionista”, ha dichiarato Galeazzo Bignami, capogruppo FdI alla Camera.

“Speranza sa di aver sbagliato molto, ma non ha ammesso errori e omissioni” continua. E non solo. Speranza, dice Bignami “si smentisce da solo”, visto che sul piano pandemico 2006 “ha dovuto ammettere che si trattava di interventi giusti e necessari” quando invece, “si è scelto di non richiamarlo per non ammettere che non era stato aggiornato”.

Lo scontro

A rendere ancora più netto lo scontro è stata la posizione sul possibile ripristino delle misure. “Sentire dichiarare che rimetterebbe oggi il Green Pass, il Super Green Pass e gli obblighi vaccinali conferma che la sinistra non ha imparato nulla dai propri errori”, ha dichiarato il componente della Commission Francesco Filini (FdI). Le critiche arrivate dai meloniani poi, hanno riguardato anche il mancato riferimento alle vittime della pandemia e alle famiglie. “Dall’audizione non è arrivata una sola parola per i morti né un pensiero di vicinanza per i familiari delle vittime. Nulla: abbiamo assistito semplicemente a un lungo autoelogio delle proprie scelte, accompagnato da attacchi strumentali contro il lavoro di questa Commissione parlamentare”, ha dichiarato Antonella Zedda, senatrice di FdI.

Ancora più dura Alice Buonguerrieri, capogruppo di FdI in Commissione: “Gridare ‘Non chiedo scusa e non mi vergogno’ è la fotografia definitiva dell’arroganza politica di Speranza e di una sinistra che si ritiene infallibile anche davanti ai disastri certificati dalle carte”. L’ex ministro, dal canto suo, ha utilizzato la stessa difesa dell’ex premier Conte, audito ad agosto: ha contestato apertamente il lavoro dei commissari.

“L’unico obiettivo di questa commissione è apparso, troppo spesso, quello di colpire i propri avversari politici”, ha detto Speranza, accusando alcuni componenti di utilizzare le audizioni per ottenere visibilità sui social anziché per migliorare la capacità di risposta alle emergenze future. L’audizione ha, ancora una volta, confermato la distanza tra la difesa dell’operato dell’ex ministro e le richieste di chiarimento della maggioranza e della Commissione, che è chiamata a esaminare fatti, procedure e responsabilità della gestione pandemica. Non ad assistere ad autoincensamenti – e accuse.


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