L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cronaca

L’autunno caldo delle piazze senza guida. E la sinistra va in frantumi

Oggi la decisione sulla convalida del fermo di Youssef

di Angelo Vitale -


Oggi la decisione sulla convalida del fermo di Youssef Siher. Ieri cortei e occupazioni da Firenze a Roma. E la guerra dei distinguo crea polemiche interne allo stesso fronte progressista.

A Milano lo snodo giudiziario

E’ il passaggio più delicato di una stagione di piazza tornata improvvisamente a far paura. I magistrati esaminano la richiesta di convalida del fermo per il trentenne ricercatore e analista bloccato sabato mattina dalla Digos con l’accusa di essere l’ideatore della pagina Instagram del Movimento 17 Ottobre.

Una figura passata in poche ore dagli ambienti accademici e dall’attivismo Pro Pal alle contestazioni più pesanti della Procura. Non più soltanto istigazione a delinquere aggravata dal mezzo telematico, ma l’ipotesi di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico per aver diffuso manuali di guerriglia urbana e coordinato l’assalto ai cordoni di sicurezza. Mentre gli inquirenti passano al setaccio smartphone e memorie digitali sequestrati nelle perquisizioni tra il capoluogo lombardo e il Bresciano.

Un autunno caldissimo

La giustizia traccia il perimetro penale della regia social, la mobilitazione non accenna a spegnersi. Ieri una nuova ondata di proteste ha percorso la penisola. Firenze blindata ieri per la visita del ministro Valditara con forti tensioni nel centro storico e cortei studenteschi partiti da piazza Santa Maria Novella.

Torino in agitazione con l’assemblea permanente al Campus Einaudi e lo spettro dell’occupazione a Giurisprudenza. Roma investita da occupazioni lampo nei licei, dal Tasso all’Argan, tra assemblee straordinarie e duri scontri verbali con i dirigenti scolastici. Napoli con le tende montate dagli studenti in piazza Municipio contro il carovita e con presidi estesi anche all’hinterland.

Il dispositivo di sicurezza predisposto da Palazzo Chigi e dal Viminale finora ha retto l’urto, impedendo la devastazione delle aree monumentali grazie alla cinturazione delle «zone rosse». Ma il pericolo è concreto e certifica l’avvio di un autunno caldissimo.

La minaccia delle violenze

La dinamica più allarmante emersa negli ultimi giorni è la saldatura tossica tra l’agit-prop politico e le bande dei giovanissimi, spesso minorenni, del tutto privi di ideologia o appartenenza. Una frangia fluida, attirata dai richiami social su Telegram e TikTok, che due domeniche fa ha trasformato la rabbia in saccheggi e guerriglia contro le divise in piazza.

A confermarlo è la contabilità delle questure: su oltre quattromila persone identificate e centinaia di accompagnati nei commissariati di tutta Italia, quasi un terzo è composto da adolescenti scesi in strada con volti coperti da kefiah e attrezzi da scasso improvvisati.

Le reazioni, le frizioni interne alla sinistra

In questo clima, le ripercussioni istituzionali hanno fatto deflagrare una profonda frattura politica. Se il governo Meloni rivendica la linea della tolleranza zero e il rigore degli oltre quattromila controlli, la sinistra si frantuma nella trappola dei distinguo.

Il casus belli è esploso dopo la sortita del segretario di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo («È forse vietato inneggiare ad Hamas?»), che ha sollevato l’indignazione di Carlo Calenda e dell’area riformista dem, pronti a denunciare l’inaccettabile deriva estremista.

A margine di una conferenza in Senato, Acerbo ha contrattaccato: «È una polemica strumentale rispetto a una mia presa di posizione garantista sul fermo di Youssef Siher. Noi non siamo mai stati sostenitori di Hamas, siamo contro l’Islam politico. Non prendiamo lezioni dai complici di Netanyahu. Siamo contro Hamas e contro Netanyahu».

Parole a cui ha fatto seguire l’affondo contro il senatore dem Filippo Sensi: «È difficilmente ricollegabile alla sinistra».

Una rottura che scuote anche i territori. In Veneto, dentro Alleanza Verdi e Sinistra – cartello tradizionalmente contiguo alle istanze pro Pal – si registrano forti frizioni interne tra l’ala ecologista istituzionale e le componenti più radicali scese davanti al Tribunale di Padova a sostegno degli arrestati di sabato, evidenziando una lacerazione profonda tra chi condanna le violenze e chi sceglie la strada di un appoggio incondizionato alle piazze.

I massimalisti strizzano l’occhio ai cortei, i riformisti invocano legalità, il campo progressista si ritrova paralizzato. Intanto, questa galassia indistinta minaccia alto lo scontro.

Leggi tutte le news di Cronaca


Torna alle notizie in home