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Lo zampino di Renzi sulle primarie del campo largo

Italia Viva, che resta convinta di partecipare alla coalizione chiamata a sfidare quella guidata da Giorgia Meloni, era determinata a tirare la volata per la leadership a Elly Schlein. Adesso potrebbe proporre un proprio nome

di Giuseppe Ariola -


Programma e primarie continuano ad agitare il campo largo. Nelle tante kermesse dei singoli partiti – nel caso del Pd vanno menzionate anche quelle delle correnti – degli ultimi due mesi non si è parlato di altro. In particolare, della necessità di sbrigarsi a cerchiare sul calendario sia la data del tavolo chiamato a definire l’agenda politica con la quale presentarsi agli elettori che il fatidico giorno X nel quale definire una volta per tutte la leadership dell’alleanza. Se per quanto riguarda l’impalcatura del programma pare potrà esserci un’accelerazione già nei prossimi giorni, il dossier primarie dovrebbe invece restare aperto fino a febbraio. Nel mezzo si pone però un’altra questione che finora ha fatto sporadicamente capolino, ma che adesso deve necessariamente trovare un punto di caduta: il perimetro della coalizione.

Le pulsioni dei partiti minori

Fino a questo momento, a dettare carte e tempistiche sono state le due colonne del già consolidato campo progressista, Pd e Movimento 5 Stelle. Ma adesso che si dovrà stringere, anche gli altri potenziali alleati, si faranno sentire. Perché va bene restare in disparte mentre si configura il quadro in virtù di un peso specifico minore, ma una volta tratto il dado bisogna aprire anche a un reale coinvolgimento dei partiti più piccoli. Perché una cosa è riconoscere e rispettare il ruolo di Elly Schlein e Giuseppe Conte, altro è conferirgli i pieni poteri su una coalizione ancora tutta da costruire. Il leader di Progetto civico Italia, Alessandro Onorato, escludendo una corsa a due alle primarie, lo ha detto chiaro e tondo: “Se Pd e M5s fossero stati insieme più del 50% potevano stare a posto, ma siccome non è così c’è bisogno di tutti”.

La posizione di Renzi

Una richiesta di pari dignità nata dalla consapevolezza di poter fare la differenza in un contesto, come quello fotografato dai sondaggi, di sostanziale equilibrio tra centrodestra e centrosinistra. Chi invece evita di forzare la mano, pur consapevole di essere ben più determinante del movimento di Onorato, è Matteo Renzi. Dal leader di Italia Viva, sul quale resiste una sorta di veto di Conte che lo considera inaffidabile, non arrivano invece bordate dirette, ma segnali inequivocabili. Da tempo Renzi e i suoi vanno ripetendo della necessità del centro per vincere le elezioni. Un messaggio tutt’altro che velato ai maggiorenti del campo progressista nel tentativo di vedere allargato l’attuale schieramento. E il fatto che la segretaria del Pd abbia pubblicamente negato questa circostanza, chiamando la sinistra alla cavalcata verso palazzo Chigi, non gli è andato giù.

La suggestione di primarie con De Luca

Se fino a quel momento Italia Viva, che resta convinta di partecipare alla coalizione chiamata a sfidare quella guidata da Giorgia Meloni, era determinata a tirare la volata per la leadership a Elly Schlein, adesso Renzi è pronto a entrare nella partita proponendo un proprio nome. Quello di Vincenzo De Luca, con il quale l’ex premier ha consolidato un ottimo rapporto quando sedeva a palazzo Chigi e che adesso esalta praticamente un giorno sì e l’altro pure. Nel giro di meno di un mese il sindaco di Salerno è stato portato da Renzi prima sul palco della Leopolda e poi, in modo figurato, alla guida del Viminale, mentre il Pd si perdeva nei distinguo sugli scontri avvenuti durante i cortei. Un avvertimento chiarissimo indirizzato alla Schlein.

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