Netanyahu al giudizio delle urne: Israele vota con l’ombra del 7 ottobre
La sfida tra il premier e l’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot assume i contorni di un referendum
Israele torna alle urne. I seggi hanno aperto alle 7 del mattino e resteranno operativi fino alle 22. Circa 7,3 milioni di cittadini sono chiamati a eleggere il nuovo parlamento nella prima consultazione legislativa successiva all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, l’evento che ha cambiato per sempre il panorama politico e strategico israeliano.
Formalmente è una sfida tra blocchi. Politicamente, però, il voto assomiglia sempre più a un giudizio popolare sul premier più longevo della storia israeliana. A sfidarsi sono la coalizione nazional-conservatrice e dell’estrema destra che continua a sostenere Benjamin Netanyahu e il fronte dell’opposizione guidato dall’ex capo delle Forze di difesa israeliane Gadi Eisenkot, figura che ha costruito gran parte della propria campagna sul tema della responsabilità politica e istituzionale dopo il fallimento della sicurezza che rese possibile il massacro del 7 ottobre. I sondaggi pubblicati prima del silenzio elettorale indicavano una corsa serrata e senza una maggioranza chiara, alimentando il rischio di un nuovo stallo politico. Fonti israeliane, tra cui Kan e i principali quotidiani del Paese, descrivono una competizione apertissima, con i due schieramenti separati da pochi seggi e nessuno in grado, almeno sulla carta, di governare da solo.
Il grido delle famiglie: “Ricordate il 7 ottobre”
Alla vigilia del voto, il tema della responsabilità è tornato al centro del dibattito pubblico grazie all’iniziativa del cosiddetto “Consiglio di Ottobre”, il movimento che riunisce sopravvissuti all’attacco di Hamas, familiari degli ostaggi e parenti delle vittime. Secondo quanto riportato da Haaretz, oltre 700 persone hanno sottoscritto un appello agli elettori affinché il ricordo del 7 ottobre accompagni la scelta nelle urne. Un messaggio che evita indicazioni di voto ma che punta direttamente alla mancata assunzione di responsabilità per il più grave fallimento della sicurezza israeliana. “Quando entrerete nella cabina elettorale, ricordate il 7 ottobre”, è l’invito lanciato dai firmatari.
Nella lettera aperta, il movimento sostiene che la consultazione riguarda il carattere stesso dello Stato di Israele, la scelta tra un Paese disposto a indagare sui propri errori e uno orientato a rimuoverli. Da tre anni il Consiglio di Ottobre chiede l’istituzione di una commissione statale d’inchiesta indipendente sulle responsabilità politiche e militari che precedettero l’attacco del movimento islamico di resistenza. Una richiesta diventata uno dei temi centrali della campagna elettorale.
La frattura con l’esercito
Come se non bastasse, nelle ultime ore è esplosa una nuova polemica che tocca uno dei nervi più scoperti della sicurezza nazionale. Stando a Channel 12, Netanyahu starebbe valutando la rimozione del capo di Stato maggiore Eyal Zamir in caso di vittoria elettorale. Alla base dello scontro vi sarebbero profonde divergenze sui preparativi militari contro l’Iran. L’emittente riferisce che Zamir avrebbe espresso forti riserve sui piani richiesti dal premier e dal ministro della Difesa Israel Katz, ritenendo che determinate mosse possano aumentare il rischio di una reazione preventiva da parte di Teheran. Una posizione che, sostengono le fonti citate dal canale, lo avrebbe isolato all’interno dell’apparato della sicurezza.
L’ufficio del primo ministro ha reagito con durezza, definendo le indiscrezioni “completamente false dall’inizio alla fine”. Ma la notizia ha comunque riacceso il dibattito sui rapporti sempre più tesi tra il governo e i vertici militari, già messi sotto pressione dalle conseguenze della guerra a Gaza, dal confronto con Hezbollah e dalla lunga escalation con l’Iran.
Un referendum su Netanyahu
A tre anni dalla strage che sconvolse Israele, il peso politico del 7 ottobre continua a dominare la scena. Le manifestazioni delle famiglie delle vittime, le richieste di una commissione d’inchiesta e le tensioni con i vertici della difesa convergono tutte verso la stessa domanda: chi deve rispondere del fallimento che permise ad Hamas di colpire? Per gli oppositori, il voto rappresenta l’occasione per chiudere il ciclo politico di Netanyahu e aprire una stagione di accertamento delle responsabilità. Per il premier, invece, è la possibilità di ottenere una nuova legittimazione popolare e presentarsi ancora una volta come il leader indispensabile per affrontare le minacce provenienti da Gaza, dal Libano e soprattutto dall’Iran.
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