Il caporalato nel Trentino: sfruttati 100 stranieri
Le vittime arrivavano in Italia pagando cifre esorbitanti, tra i 12.000 e i 13.000 euro per l'ingresso o lavorando a titolo gratuito fino a tre anni
Caporalato in Val di Non: il sistema da 12mila euro a visto e il sequestro da 384mila euro. L’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Cles e coordinata dalla Procura di Trento ha scoperchiato un collaudato sistema di sfruttamento attivo tra il 2020 e il 2025 in Val di Non, in parte applicato nella filiera frutticola locale.
L’inchiesta
Al centro dell’inchiesta figura un imprenditore della ristorazione, accusato di intermediazione illecita, estorsione e autoriciclaggio nei confronti di oltre 100 braccianti e lavoratori stagionali. Il Gip del Tribunale di Trento ha disposto un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per 384.551 euro.
Dalle ricostruzioni degli inquirenti, un quadro oppressivo. Le vittime, per la maggior parte connazionali dell’indagato, arrivavano in Italia pagando cifre esorbitanti, tra i 12.000 e i 13.000 euro per l’ingresso o lavorando a titolo gratuito fino a tre anni.
Una volta sul territorio trentino, i lavoratori venivano stipati in alloggi sovraffollati e fatiscenti. Poi, impiegati sia nei campi agricoli sia in locali di ristorazione,. Denunciati tre imprenditori agricoli per favoreggiamento del sistema.
I proventi accumulati dal giro d’affari illecito venivano sistematicamente reinvestiti per rilevare immobili, mezzi di trasporto e avviare nuove attività di ristorazione. Spesso schermate, queste, attraverso intestazioni fittizie a familiari o prestanome terzi.
Leggi tutte le news di Cronaca
Torna alle notizie in home