Eisenkot attacca Netanyahu, “Sabotaggio”
La battaglia sulle garanzie democratiche rischia di determinare non solo il voto ma anche la stabilità del dopo-urne
Nel giorno delle elezioni generali in Israele, il clima politico si infiamma con le durissime denunce dell’opposizione. Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar ed ex capo di Stato Maggiore dell’esercito, è uscito allo scoperto scagliandosi direttamente contro il primo ministro uscente.
«Netanyahu sta agendo per sabotare le elezioni in Israele»
Le parole, senza mezzi termini, ai microfoni dell’emittente radiofonica 103 FM. Riferendosi alle iniziative del premier alla vigilia del voto, tra cui la controversa convocazione del Capo della Polizia Danny Levy, Eisenkot ha lanciato un monito perentorio.
«Netanyahu – ha detto -, rimuova immediatamente qualsiasi coinvolgimento e interferenza dal processo elettorale, sia il suo che quello dei suoi collaboratori». Poi, rivolgendosi ai funzionari e agli apparati pubblici, ha aggiunto con forza: «La vostra lealtà deve essere verso lo Stato, non verso il sovrano».
Il ricorso
I toni sono ulteriormente degenerati durante le operazioni di voto nei seggi. I rappresentanti di Yashar hanno presentato un ricorso d’urgenza alla Commissione Elettorale Centrale. Segnalati episodi diffusi di manomissione, occultamento e sottrazione delle schede della propria lista in diverse località del Paese.
Nella nota ufficiale trasmessa alle autorità di garanzia, il partito esplicita accuse gravissime. «L’elevato numero di episodi – viene detto – solleva gravi sospetti che non si tratti di incidenti isolati, ma di un tentativo sistematico e deliberato di sabotare il processo democratico, impedire ai cittadini di esercitare il proprio diritto di voto e influenzare i risultati elettorali».
Il documento si conclude con un duro monito: «Chiunque cerchi di rubare le schede elettorali cerca di rubare le elezioni».
Mentre il blocco di governo respinge le accuse invocando ragioni di sicurezza per le recenti riunioni istituzionali, l’attenzione resta altissima. In una consultazione elettorale segnata da un testa a testa nei sondaggi tra Netanyahu e le coalizioni d’opposizione, la battaglia sulle garanzie democratiche rischia di determinare non solo il voto ma anche la stabilità del dopo-urne.
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