Arresti a Roma, il Quinto Ponte hub del traffico di droga
Laurentino 38: l’ombra del Quinto Ponte tra l’utopia di un architetto e le piazze di spaccio. L’ultima operazione condotta dalla Procura di Roma al Laurentino 38 ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari nei confronti di una rete criminale radicata attorno allo storico quartiere della Capitale.
L’indagine
La polizia ha ricostruito i traffici svolti tra il 2023 e il 2025, scaturiti dalle rivelazioni di un pusher pentito. Per saldare un debito iniziale di 14.000 euro e far fronte al sequestro di una partita di droga, la vittima e i suoi familiari avevano subito pesanti estorsioni. Poi, sfociate nella cessione forzata di due automobili e in versamenti di denaro contante.
La banda muoveva ingenti quantitativi di cocaina, facendosi recapitare dall’estero pacchi imballati con la sostanza nascosta nella biancheria intima e destinati a prestanome pagati 1.000 euro a consegna.
La gestione della piazza, comprese le istruzioni ai pusher e l’organizzazione di consegne a domicilio, avveniva anche da remoto attraverso piattaforme di messaggistica criptate.
Un passo indietro
Per comprendere come una passerella in cemento sia diventata il fulcro di un’organizzazione criminale, occorre fare un passo indietro all’origine urbanistica del quartiere. Nato dal Piano di Zona 38 e progettato dall’architetto Pietro Barucci tra il 1976 e il 1984, il Laurentino 38 doveva incarnare un modello d’avanguardia di edilizia economica e popolare.
L’opera, ispirata alle New Towns europee e all’urbanistica del dopoguerra, si basava sulla separazione del traffico carrabile a terra dai percorsi pedonali sopraelevati. Questi, collegati da 11 ponti polifunzionali pensati per ospitare servizi e negozi.
Tuttavia, il mancato insediamento delle attività commerciali sulle strutture aeree le ha trasformate in vuoti urbani desolati e isolati dal resto della città.
Le piazze di spaccio
Proprio questa conformazione architettonica ha finito per favorire lo sviluppo delle piazze di spaccio. I camminamenti sopraelevati dei ponti – in particolare il V, VI, IX e XI- sono diventati snodi strategici per il narcotraffico. Spazi che offrono coperture e vie di fuga a gruppi capaci di usare i taxi per spostarsi o le chat criptate per evitare i controlli.
Nonostante i ricorrenti blitz ad alto impatto delle forze dell’ordine coordinate dalla Dda, il quartiere continua così ad essere un’imponente utopia architettonica incompiuta. E un hub strategico per il traffico di droga.
Leggi tutte le news su Roma
Torna alle notizie in home