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Politica

Affluenza record alla Camera per l’ultimo voto sulla riforma elettorale

Giorgia Meloni: “Quando la prossima volta gli italiani andranno a votare potranno scegliere tutto. Potranno scegliere il partito, la coalizione e il programma, il candidato premier, il parlamentare dopo oltre 30 anni”

di Giuseppe Ariola -


A fotografare l’importanza politica della giornata di ieri c’è un dato su tutti, quello dei presenti in aula alla Camera. Al voto finale sulla riforma della legge elettorale hanno infatti partecipato ben 391 deputati. Le assenze sono quindi state ridotte all’osso in entrambi gli schieramenti. E se si considera che Giorgia Meloni, tra impegni istituzionali e ragioni di opportunità, e il ministro Giorgetti, volato in Lussemburgo per l’Eurogruppo e l’Ecofin, non hanno preso parte alla votazione, il numero degli assenti per così dire non giustificati scende ad appena sette. Praticamente un record registrato anche dal sovraffollamento in un Transatlantico stracolmo come avviene solamente nelle grandi occasioni. D’altronde la posta in palio era altissima, come si era capito da giorni e dalle ben tre fiducie votate tra martedì e mercoledì.

La posta in palio

La maggioranza aveva la necessità di superare quest’ultimo scoglio all’approvazione definitiva della nuova legge elettorale e di ricompattarsi una volta per tutte su una riforma che a luglio l’aveva vista uscire sconfitta sulle preferenze. L’opposizione, in virtù di quell’inciampo causato proprio da un voto segreto, non poteva esimersi dal tentare il bis. Innanzitutto, per dare una spallata al governo, ma anche con l’obiettivo di scongiurare un sistema elettorale che, per quanto inizialmente risultato appetibile da più di qualcuno tra i partiti di minoranza, si è subito dimostrato problematico nel più ampio schema di una coalizione chiamata a sfidare quella guidata da Giorgia Meloni.

Il cavallo di Troia lasciato nel campo largo

Le discussioni sulla leadership del campo largo, quella sulle primarie, l’ipotesi di un federatore o comunque di un profilo terzo rispetto ai leader dei partiti alleati, hanno infatti subito agitato le acque in casa dell’opposizione a causa di quella sorta di cavallo di Troia presente nella nuova legge elettorale. Ovvero, l’obbligo di individuare il candidato premier della coalizione al momento della presentazione del programma elettorale. Previsione che, proprio come qualche esponente di centrodestra vanta di aver previsto fin da subito, ha gettato scompiglio nel campo avversario. Per la maggioranza, invece, si tratta di un ulteriore elemento di chiarezza nei confronti degli elettori. Ferme restando le prerogative del Capo dello Stato a cui spetta incaricare il Presidente del Consiglio – si precisa doverosamente ad ogni occasione utile – i cittadini conosceranno già prima del voto il nome che i partiti della coalizione vincente, durante le consultazioni, faranno al Presidente della Repubblica per la poltrona di Palazzo Chigi.

L’annunciato ricorso alla Consulta

Un meccanismo simile a quello previsto già dal Porcellum, che richiedeva la designazione di un capo politico della coalizione. Elemento questo da non sottovalutare nell’ottica degli annunciati ricorsi contro la nuova legge elettorale che giungeranno sul tavolo della Corte costituzionale. La questione, infatti, all’epoca non fu tra quelle rispetto alle quali la Consulta avanzò criticità. Sempre in merito ai possibili rilievi della Corte, nel mirino dell’opposizione sono finiti anche l’innalzamento del numero delle firme necessarie a presentare le liste e il premio di maggioranza previsto in entrambi i rami del Parlamento nonostante il Senato debba essere eletto su base regionale. Nulla che però sembra spaventare un centrodestra uscito rinvigorito, certamente nell’umore, dal voto ieri.

Meloni: “Più potere ai cittadini”

E se dai banchi dell’opposizione si grida allo scandalo con tanto di cartelli con la scritta “legge truffa”, in maggioranza i toni sono di tutt’altro tenore. A partire da quelli di Giorgia Meloni che parla di una riforma che “rimette più potere nelle mani dei cittadini”. Come? “Quando la prossima volta gli italiani andranno a votare – spiega la premier – potranno scegliere tutto. Potranno scegliere il partito, la coalizione e il programma, il candidato premier, il parlamentare dopo oltre 30 anni”. Inoltre la riforma contribuisce alla stabilità dei governi di qualsiasi colore politico. È, quindi, “nell’interesse dell’Italia”, dice Giovanni Donzelli, tra gli sherpa della nuova legge, salutando un passaggio considerato epocale, che apre le porte alla “terza Repubblica”.

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