Archiviato il primo voto segreto sulla riforma elettorale, ma l’attesa è tutta per l’ultimo
Adesso si guarda con attenzione al voto finale di giovedì, quando ancora una volta, come ampiamente preventivabile, l’opposizione chiederà lo scrutinio segreto
Più ansia e attenzione mediatica del dovuto. Si può riassumere così il commento della maggioranza dopo l’esito del voto sulle questioni pregiudiziali presentate dall’opposizione alla riforma elettorale. In effetti, numeri alla mano, che il centrodestra avesse tutto il potenziale per superare serenamente lo scoglio non è una sorpresa. Il punto sul quale si è concentrata l’attenzione negli ultimi giorni, caricando di tensione l’appuntamento di ieri a Montecitorio, era però l’eventualità di una votazione a scrutinio segreto. Circostanza che si è puntualmente verificata su richiesta delle opposizioni. E che ha fatto riemergere lo spettro dei franchi tiratori che a luglio hanno affossato le preferenze. Tanto che, per non sbagliare, la maggioranza ha serrato i ranghi, cooptando tutti i deputati, ministri e sottosegretari compresi.
La maggioranza in aula al completo
A fare ironicamente l’elenco è Roberto Giachetti. “Ringrazio la presidente del Consiglio Meloni che ha preteso uno schieramento così vasto del governo con ministri, viceministri, sottosegretari”, ha detto l’esponente renziano intervenendo in aula, “che sono qui presenti per ascoltare me”. Fatto sta, che il risultato è addirittura migliore del previsto. 229 a 151 e nessun astenuto. La maggioranza conta quindi addirittura sette voti in più dei 222 suoi parlamentari presenti. Futuro nazionale, effettivamente, aveva annunciato che si sarebbe espresso contro le pregiudiziali. I vannacciani in aula erano però otto e, inoltre, c’è chi fa notare che anche altri dal gruppo Misto potrebbero essersi allineati al centrodestra. La sostanza è che, da una parte o dall’altra, qualche voto è scappato.
Verso ben tre fiducie e il voto segreto finale
Questo non sembra però aver spaventato la maggioranza che si dice fiduciosa anche rispetto ai ben tre voti di fiducia previsti tra martedì e mercoledì prossimi, sui rispettivi articoli modificati al Senato, tra cui quello per introdurre le preferenze. Piuttosto, si guarda con attenzione al voto finale di giovedì, quando ancora una volta, come ampiamente preventivabile, l’opposizione chiederà lo scrutinio segreto. Quello sì che “ha un valore politico enorme”, come ha detto in Transatlantico Giovanni Donzelli. È proprio da quel risultato, infatti, che dipenderanno le sorti del governo e, probabilmente anche della legislatura. Perché il messaggio che da giorni rimbalza da Palazzo Chigi a Montecitorio è lo stesso. E si fa sempre più insistente con l’approssimarsi del voto con il quale, in un modo o nell’altro, si metterà la parola fine all’iter della riforma elettorale. La data dell’8 ottobre è cerchiata in rosso sul calendario. Con accanto un memo: “O la legge passa oppure andiamo tutti a casa”.
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