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Ambiente

Bandiere Blu, primato Italia ma la sostenibilità diventa un lusso

Un metodo che suscita interrogativi. E un effetto che non favorisce l'inclusione

di Angelo Vitale -


Bandiere Blu, l’Italia si conferma regina del Mediterraneo, ma con un retrogusto di esclusività e interrogativi che accendono il dibattito. Secondo i dati della Foundation for Environmental Education il vessillo blu sventolerà quest’anno in 257 comuni e 87 approdi turistici.

Bandiere Blu, a che punto siamo?

Un incremento che consolida il primato della Liguria (34 località) e vede la Puglia (27) e la Calabria (23) scalare le vette della qualità ambientale. Dietro l’entusiasmo dei sindaci e il marketing territoriale, i dati statistici rivelano una realtà più complessa: il “modello Bandiera Blu” sta trasformando le nostre coste in oasi d’eccellenza sempre più inaccessibili.

Il meccanismo della Bandiera Blu aspira a fotografare l’intero ecosistema locale, ma la sua metodologia solleva interrogativi. Il punteggio finale, infatti, premia pesantemente la gestione dei servizi collaterali: raccolta differenziata, presenza di piste ciclabili, aree pedonali e depurazione delle acque reflue.

L’aspetto paradossale è che la “qualità della spiaggia” in senso stretto — intesa come integrità del litorale, assenza di erosione o densità di occupazione del suolo — sembra finire in secondo piano rispetto all’efficienza burocratica e impiantistica. Si premia il “contenitore” turistico (il servizio) più che il “contenuto” naturale (la spiaggia), creando un sistema dove il comune virtuoso nel riciclo ottiene il bollino anche se il suo litorale è soffocato da cemento o stabilimenti sovraffollati.

Un successo ambientale ma, prima di tutto, un formidabile moltiplicatore economico

Le indagini di mercato aggiornate al primo trimestre 2026 mostrano numeri inequivocabili sul valore del “marchio”. Nei comuni che ottengono il vessillo, il valore delle case fronte mare registra un +15,2% medio rispetto alle località limitrofe non premiate. La Bandiera Blu agisce come un rating finanziario: comprare dove il mare è certificato costa oggi circa 420 euro in più al metro quadro.

Nelle 12 “new entry” del 2026, il costo medio giornaliero per un ombrellone e due lettini è già stato ritoccato verso l’alto, raggiungendo i 38,50 euro, con un rincaro del 20,3% rispetto alla stagione precedente.

I dati “freddi” evidenziano quindi un paradosso pure sociale: mentre la qualità dell’acqua migliora, la vivibilità per i residenti peggiora. Nelle località Bandiera Blu storiche, circa il 9% dei residenti under 40 ha abbandonato i centri costieri negli ultimi due anni. La causa è la conversione massiccia degli immobili in affitti brevi, che ormai saturano oltre il 60% dell’offerta abitativa.

La sostenibilità è un lusso?

Nonostante gli investimenti infrastrutturali — supportati da un fondo nazionale per la depurazione che nel 2026 vale 24 milioni di euro — il sistema fatica a restare inclusivo. Un’Italia a due velocità. Un Paese che sa depurare le acque ma rischia di “espellere” i propri cittadini dalle spiagge migliori.

Se la Bandiera Blu continua a essere un indicatore di civiltà per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti e le acque reflue, la sfida per il prossimo anno sarà impedire che la sostenibilità diventi un bene di lusso, trasformando le nostre coste in splendidi, pulitissimi, ma deserti musei a cielo aperto per pochi eletti.


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