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Cultura & Spettacolo

Ferraris “Siamo la somma dei nostri ricordi”

di Angela Arena -


Parte da “I fiori del male”, l’opera più famosa di Baudelaire, la lectio magistralis del prof. Maurizio Ferraris, ospite lo scorso giovedi 9 aprile al settimo appuntamento del XII° Festival Filosofico del Sannio.

Bellezza e ricordo tra Baudelaire e l’effimero

Relazionando sul tema “Che cosa ci ricorda la bellezza”, il Direttore dell’Istituto “Scienza Nuova” dell’Università e Politecnico di Torino ha citato un sonetto narrato dal poeta maledetto che riproduce “un topos classico cioè quello della sconosciuta e di un amore possibile ma che non si realizza perchè l’uno non conosce l’altra che passa di corsa e lui vede soltanto alcune delle sue caratteristiche“.

Un incipit strumentale a sottolineare un aspetto particolarmente interessante insito nell’idea stessa di bellezza e cioè che la stessa, risiederebbe proprio nell’unione tra ciò che è effimero e ciò che invece è eterno.

Ma la riflessione è più ampia: spostandosi su Platone e sulla sua idea di bellezza, il professore ha insistito molto sul concetto utilitario della bellezza, quale “propileo, prodromo, antefatto del sapere. Platone ha un buon motivo x dire che l‘arte è memoria e ricordo di qualcosa che c’è stato prima e nell’origine era chiaro e visivamente definito“.

L’eredità di Platone e l’infanzia

Pertanto, l’idea platonica di bellezza, che il professore sembra sposare, risiede nel ricordo nella nostra esperienza “ovvero nel ricordo di cose che hanno avuto luogo nella prima infanzia perchè abbiamo un’infanzia molto lunga rispetto ad altri esseri animali come ad esempio i gatti“.

In sostanza, la bellezza per Platone, sembra a volte ricordarci qualcosa, un’altra persona, un’altra vita, persino un altro mondo ed è per questo che così spesso la felicità si intreccia con la malinconia.

Citando anche Prust e Freud Ferraris conduce la sua riflessione verso questa conclusione “Il nesso tra bellezza e ricordo può essere spiegato come ricerca di felicità che apparentemente è rivolta al futuro, ma in realtà ha una forte parte regressiva a quell’isola beata dell’infanzia in cui siamo stati felici. Noi siamo la somma dei nostri ricordi”.

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