Bimbo trapiantato con cuore danneggiato: iniziano le terapie per alleviare le sofferenze
Il piccolo Domenico, il bimbo di due anni sottoposto a trapianto di cuore e attualmente ricoverato presso l’Ospedale Monaldi di Napoli seguirà da oggi un nuovo percorso clinico orientato esclusivamente ad alleviare le sofferenze. La decisione è stata presa dalla famiglia insieme ai consulenti medici e legali, dopo aver valutato attentamente le condizioni del piccolo.
Non si tratta di eutanasia, ma della sospensione dell’accanimento terapeutico, con l’obiettivo di concentrare le cure sul controllo del dolore e sul comfort del paziente. A comunicarlo è stato l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi. Ha confermato quanto già dichiarato nel corso della trasmissione Dritto e Rovescio, in onda su Rete 4.
Il legale ha spiegato che la scelta è maturata dopo il parere di un medico legale di fiducia, incaricato di esaminare la documentazione sanitaria e i riscontri clinici. Secondo quanto riferito, la prognosi sarebbe purtroppo infausta e priva di margini di miglioramento.
Stop all’accanimento terapeutico: la scelta della famiglia
L’avvocato ha ricostruito le ultime ore: le cartelle cliniche e le valutazioni del team interdisciplinare dell’ospedale sono state sottoposte al medico legale, il dottor Luca Scognamiglio. Un elemento determinante nella decisione sarebbe stato il mancato risveglio del bambino dopo la sospensione della sedazione.
Alla luce di questi elementi, la famiglia ha deciso di richiedere formalmente la Pcc, ossia la pianificazione condivisa delle cure. Si tratta di uno strumento che consente di definire insieme ai medici il percorso terapeutico più appropriato, nel rispetto della dignità e delle condizioni cliniche del paziente.
La richiesta è stata inviata tramite posta elettronica certificata alla direzione sanitaria del Monaldi. Secondo quanto riferito dal legale, la struttura ospedaliera avrebbe accolto l’istanza nel giro di un’ora, fissando per oggi il primo incontro operativo.
Il nuovo percorso terapeutico per alleviare le sofferenze
Nel corso del primo accesso previsto, saranno presenti i genitori del bambino, il medico legale di parte e l’équipe sanitaria. L’obiettivo sarà definire in modo dettagliato le modalità del nuovo percorso clinico, che non sarà più orientato alla guarigione ma esclusivamente al sollievo dal dolore.
L’avvocato ha voluto ribadire con fermezza che la procedura non equivale all’eutanasia. “Si tratta di evitare l’accanimento terapeutico – ha chiarito – e di spostare l’attenzione medica dalla prospettiva di una guarigione ormai impossibile alla sola riduzione della sofferenza”.
Il caso del bimbo trapiantato con cuore danneggiato ha suscitato forte emozione nell’opinione pubblica e acceso un ampio dibattito sul tema delle cure palliative pediatriche e delle scelte di fine vita. Ora l’attenzione si concentra sull’attuazione della pianificazione condivisa delle cure e sul sostegno alla famiglia in un momento così delicato.
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