L’invito ricevuto dall’Italia a partecipare alla riunione inaugurale del Board of Peace come “osservatore”, ha fatto riesplodere lo scontro tra maggioranza e opposizione. Il governo ritiene “opportuno” prendere parte ai lavori, in programma per giovedì 19, “perché vogliamo essere protagonisti ma come osservatori, come lo sarà la Commissione europea”, ha precisato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. La “veste” è obbligata, in quanto l’articolo 9 dello Statuto del Board è in contrasto con la Costituzione.
Le motivazioni di Tajani
“Lo facciamo perché abbiamo già dato molto per Gaza e continueremo a farlo, siamo tra i Paesi al mondo che ha dato di più”, ha chiarito il titolare della Farnesina, evidenziando la disponibilità italiana “a formare la nuova polizia gazawa e quella palestinese”, oltre a incrementare la presenza di carabinieri a Rafah. “C’è un interesse diretto la stabilità del Medio Oriente – ha aggiunto Tajani – e per la la costruzione di pace”. Quello di Roma non è un “favore” alla Casa Bianca, ma un rafforzamento dell’impegno a favore della popolazione della Striscia.
La risoluzione della maggioranza
Le diverse forze in campo si confronteranno politicamente in Aula. Il governo deve “continuare a sostenere con il massimo impegno e determinazione, insieme ai partner europei, arabi ed internazionali, l’applicazione del Piano Complessivo di pace” e per questo “partecipare, a tal fine, in qualità di osservatore alla riunione inaugurale del Board of Peace che si terrà a Washington il 19 febbraio 2026 e ad ogni futura attività che lo stesso Board of Peace svolgerà sulla base del mandato ricevuto con la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2803”, si legge nella bozza della risoluzione del centrodestra, che sarà presentata oggi alla Camera, al termine delle comunicazioni del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sul tema dell’adesione italiana al Consiglio voluto dal presidente statunitense Donald Trump.
No delle opposizioni alla presenza dell’Italia al Board of Peace
Pd, M5S e Avs hanno lavorato ad una mozione unitaria di segno opposto. Anche Più Europa ha firmato il documento del centrosinistra. La minoranza ha fortemente criticato la decisione dell’esecutivo capeggiato da Giorgia Meloni, bollandola come atto di subordinazione a Trump. Successivamente si è aggiunta anche Azione, contraria alla partecipazione in ogni forma all’organismo. Per il partito di Calenda si deve “operare insieme all’Unione Europea e agli partner internazionali” perché gli obiettivi indicati dal piano di pace per Gaza non diventino “un alibi per le mire affaristiche e predatorie di Donald Trump, dei suoi soci e dei suoi familiari”.
La posizione ambigua dell’Ue
L’Ue “non sarà membro del Board of Peace” ma, con la commissaria Dubravka Suica, sarà negli Usa “per partecipare alle discussioni su Gaza”. Una formula opaca che risponde unicamente a logiche di mera contrapposizione a Trump tanto in voga a Bruxelles negli ultimi tempi. L’Ue, in questi anni, non è stata capace di mettere in campo una sola proposta di senso compiuto per Gaza. Poco o nulla è stato fatto anche per arginare la violenza dei soldati dello Stato ebraico.
La situazione a Gaza
Nell’enclave palestinese l’equilibrio continua ad essere molto fragile. Hamas avrà 60 giorni di tempo per disarmarsi, altrimenti Israele tornerà in guerra. Lo ha affermato alla conferenza del Besheva Group, il segretario di gabinetto israeliano Yossi Fuchs, aggiungendo che l’amministrazione Trump ha chiesto il periodo di 60 giorni, e “noi lo rispettiamo”.
La forzatura di Israele in Cisgiordania
Le azioni provocatorie di Israele continuano senza sosta. I ministeri delle Finanze e dell’Edilizia abitativa e il Consiglio regionale Benjamin della Cisgiordania hanno siglato nei giorni scorsi un accordo per la creazione di un nuovo insediamento che di fatto costituirà un’espansione verso est di Gerusalemme, con una contiguità territoriale con il quartiere Neve Yaakov.
“È la prima volta dal 1967 che Gerusalemme viene estesa in direzione della Cisgiordania. Con il pretesto di un nuovo insediamento, il governo sta portando avanti un’annessione clandestina”, ha denunciato l’organizzazione Peace Now, che si batte da tempo contro gli insediamenti. Re Abdullah II di Giordania ha criticato il varo da parte di Tel Aviv di misure che consentono la registrazione dei terreni nella Cisgiordania occupata come “proprietà statale”.