Bolsonaro e l’uso politico della giustizia
La recente fuga, o il recente trasferimento, di Flavio Bolsonaro in Florida rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una saga politica e giudiziaria che sta mettendo a dura prova le basi della democrazia brasiliana e la sua credibilità.
Nessuno mette in discussione la legittimità della vittoria elettorale di Luiz Inácio Lula da Silva. Tuttavia, quando all’indomani dell’esito delle urne il primo atto del potere giudiziario appare orientato a perseguire, limitare nelle libertà fisiche o silenziare il capo dell’opposizione e i suoi familiari, ci si trova di fronte a un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
Per comprendere la gravità della situazione occorre guardare in faccia la realtà numerica e sociale corrente del Brasile attuale. Bolsonaro è arrivato ad un soffio dalla vittoria, raccogliendo il consenso di decine di milioni di cittadini. Il bolsonarismo non è un fenomeno marginale, ma la rappresentazione politica di quasi metà della popolazione.
Quando una democrazia si trova in condizioni di tale polarizzazione, la priorità istituzionale dovrebbe essere la pacificazione nazionale e la tutela del pluralismo. Al contrario, l’immagine di un leader dell’opposizione costretto a cercare rifugio all’estero e di un magistrato propenso ad atti forti il giorno stesso della sua sconfitta, come il sequestro immediato del passaporto, trasmette un segnale inquietante.
L’indipendenza della magistratura
Nessuno intende mettere in discussione l’indipendenza della magistratura.Ma all’interno di una democrazia matura e compiuta, l’indipendenza del potere giudiziario deve sempre camminare di pari passo con la sensibilità istituzionale.
La percezione che l’avversario sconfitto debba inevitabilmente finire in carcere – o sotto stretta sorveglianza d’urgenza – è il sintomo di una democrazia incompleta. In uno Stato di diritto solido, le decisioni della magistratura non dovrebbero mai dare l’impressione di svolgere una funzione di regolamento di conti politico post-elettorale. Nessuno ha arrestato Trump in America. Qualcuno voleva estrometterlo dalle elezioni. Ma la magistratura statunitense ha salvato il funzionamento democratico della Repubblica. In Brasile è la seconda volta che si mette sotto accusa chi perde le elezioni.
Il fatto che il Brasile si trovi oggi a gestire un’opposizione i cui leader percepiscono il proprio Paese come un ambiente ostile e giudiziariamente rischioso, rappresenta una ferita profonda. Una democrazia liberale e compiuta si misura soprattutto dalla capacità di garantire la sopravvivenza politica e la piena agibilità democratica a chi ha perso le elezioni.
Fintanto che prevarrà la logica della penalizzazione sistematica dell’avversario politico, la democrazia brasiliana faticherà a presentarsi al mondo come un modello compiuto di stabilità ed equilibrio istituzionale ed il Brasile resterà un paese profondamente diviso e polarizzato.
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