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Esteri

Bolsonaro e l’uso politico della giustizia

di Alessandro Scipioni -


La recente fuga, o il recente trasferimento, di Flavio Bolsonaro in Florida rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una saga politica e giudiziaria che sta mettendo a dura prova le basi della democrazia brasiliana e la sua credibilità.

​Nessuno mette in discussione la legittimità della vittoria elettorale di Luiz Inácio Lula da Silva. Tuttavia, quando all’indomani dell’esito delle urne il primo atto del potere giudiziario appare orientato a perseguire, limitare nelle libertà fisiche o silenziare il capo dell’opposizione e i suoi familiari, ci si trova di fronte a un campanello d’allarme che non può essere ignorato.

​Per comprendere la gravità della situazione occorre guardare in faccia la realtà numerica e sociale corrente del Brasile attuale. Bolsonaro è arrivato ad un soffio dalla vittoria, raccogliendo il consenso di decine di milioni di cittadini. Il bolsonarismo non è un fenomeno marginale, ma la rappresentazione politica di quasi metà della popolazione.

​Quando una democrazia si trova in condizioni di tale polarizzazione, la priorità istituzionale dovrebbe essere la pacificazione nazionale e la tutela del pluralismo. Al contrario, l’immagine di un leader dell’opposizione costretto a cercare rifugio all’estero e di un magistrato propenso ad atti forti il giorno stesso della sua sconfitta, come il sequestro immediato del passaporto, trasmette un segnale inquietante.

L’indipendenza della magistratura

​Nessuno intende mettere in discussione l’indipendenza della magistratura.Ma all’interno di una democrazia matura e compiuta, l’indipendenza del potere giudiziario deve sempre camminare di pari passo con la sensibilità istituzionale.

​La percezione che l’avversario sconfitto debba inevitabilmente finire in carcere – o sotto stretta sorveglianza d’urgenza – è il sintomo di una democrazia incompleta. In uno Stato di diritto solido, le decisioni della magistratura non dovrebbero mai dare l’impressione di svolgere una funzione di regolamento di conti politico post-elettorale. Nessuno ha arrestato Trump in America. Qualcuno voleva estrometterlo dalle elezioni. Ma la magistratura statunitense ha salvato il funzionamento democratico della Repubblica. In Brasile è la seconda volta che si mette sotto accusa chi perde le elezioni.

​Il fatto che il Brasile si trovi oggi a gestire un’opposizione i cui leader percepiscono il proprio Paese come un ambiente ostile e giudiziariamente rischioso, rappresenta una ferita profonda. Una democrazia liberale e compiuta si misura soprattutto dalla capacità di garantire la sopravvivenza politica e la piena agibilità democratica a chi ha perso le elezioni.

​Fintanto che prevarrà la logica della penalizzazione sistematica dell’avversario politico, la democrazia brasiliana faticherà a presentarsi al mondo come un modello compiuto di stabilità ed equilibrio istituzionale ed il Brasile resterà un paese profondamente diviso e polarizzato.

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