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Brigitte Bardot e il femminismo a giorni alterni: quando la libertà ha colore politico

Brigitte Bardot muore e scatta il processo morale: femminismo a fasi alterne, libertà femminile solo se “di sinistra”.

di Anna Tortora -


La bellezza non basta (o forse sì)

È morta Brigitte Bardot e come da copione social partono le sentenze: icona sì, mito sopravvalutato, simbolo vuoto. In questa pioggia di giudizi, spicca il commento di Tiziana Ferrario, sempre attenta a difendere i diritti delle donne, che affida a Twitter il suo giudizio sulla star: «Non si ha alcun merito nel nascere belli, come è toccato a Brigitte Bardot. Conta ciò che si fa nella vita. Lei ha fatto l’attrice, ha avuto successo e collezionato mariti, per il resto si è occupata dei suoi gatti. Perché così tanto inchiostro versato su di lei in queste ore?»
Interessante, almeno in apparenza. Poi arriva il “colpo di grazia”: Bardot era solo capricciosa ed egoista, persino con il figlio che non ha voluto crescere. La morale sembra chiara: la libertà e la bellezza di una donna non meritano applausi se non accompagnate da meriti “certificabili” e, ovviamente, da una certa ideologia politica. Non si celebra la libertà di una donna solo se è di sinistra, cara Ferrario.
Eppure, proprio Bardot rappresentava un modello di autodeterminazione molto avanti per la sua epoca: una donna che sceglieva la propria carriera, i propri amori e persino i propri ritiri dalla vita pubblica senza dover rendere conto a nessuno. Ma in questa lente, la libertà diventa sinonimo di colpa se non si conforma alle aspettative sociali o politiche di chi giudica postumo.

Libertà femminile e doppi standard

Il femminismo a giorni alterni funziona così: difende le donne… ma solo quelle giuste. Celebra l’autodeterminazione… purché conduca alle conclusioni approvate. Rifiuta gli stereotipi… salvo poi riesumarli quando servono a ridimensionare chi non piace.
Brigitte Bardot non è stata una santa, non ha mai chiesto permesso e non si è adattata alle aspettative altrui. Ha scelto di ritirarsi dal cinema e di dedicarsi agli animali. Perché? Perché voleva. Ed ecco la sorpresa: libertà femminile = colpa morale se sei bella, famosa e non “di sinistra”.
Alle donne si chiede conto dei figli, degli amori, delle scelte di vita privata. Agli uomini si perdona tutto. Genio sregolato, artista difficile, libertà senza giudizi. Bardot, ritirandosi dal mondo dello spettacolo, aveva scelto una vita più semplice, lontana dai riflettori e dagli scandali, ma questa scelta è stata trattata come un errore morale. Il femminismo a fasi alterne sembra funzionare così: misura il valore delle donne con righelli differenti, a seconda del colore politico, del ruolo sociale o della “capricciosità” percepita.

Il femminismo a fasi alterne

Forse l’inchiostro versato su Brigitte Bardot non è dovuto alla sua perfezione morale, ma alla paura che una donna possa essere ricordata per ciò che è stata, e non per ciò che avrebbe “dovuto” essere. Il femminismo a fasi alterne non celebra la libertà universale, celebra solo la libertà autorizzata.
Brigitte Bardot non è stata perfetta, ma perfettamente libera. E forse è proprio questa libertà imperfetta e contraddittoria che infastidisce chi vorrebbe misurare le donne con righelli ideologici. Il femminismo a fasi alterne, misura, seleziona e giudica chi può davvero essere celebrata.

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