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Cronaca

Caso Adriatici, condanna a 12 anni per omicidio volontario

Sentenza di primo grado per l'allora assessore leghista che uccise un cittadino di origine marocchina durante una ronda

di Giorgio Brescia -

L'ex assessore di Voghera, Massimo Adriatici, condannato oggi in primo grado


Massimo Adriatici, condanna a 12 anni: emessa dal Tribunale di Pavia la sentenza di primo grado nel processo per l’omicidio di Younes El Boussettaoui. Il 39enne di origine marocchina fu ucciso dall’allora assessore leghista con un colpo di pistola in piazza Meardi a Voghera la sera del 20 luglio 2021 durante una ronda.

La sentenza di primo grado per Adriatici

L’ex assessore leghista alla Sicurezza del Comune di Voghera, Massimo Adriatici, condannato a 12 anni di carcere per omicidio volontario, pena che supera quella richiesta dal pubblico ministero (11 anni e 4 mesi) ma tiene conto dello sconto per il rito abbreviato scelto dalla difesa.

I fatti

Secondo la ricostruzione processuale, Adriatici quella sera girava in piazza con la sua Beretta calibro 22. Con l’arma carica, nel corso di una lite esplose un solo colpo che colpì mortalmente El Boussettaoui. La difesa ha sempre sostenuto che si sia trattato di una reazione istintiva e di legittima difesa, aggravata da uno stato di “blackout mentale” in seguito a uno schiaffo ricevuto durante il confronto.

Il processo, celebrato a porte chiuse con rito abbreviato, ha visto il giudice accogliere la ricostruzione della Procura di Pavia, secondo cui l’azione di Adriatici non rientrava nella legittima difesa ma configurava un atto intenzionale di omicidio volontario.

I risarcimenti e le provvisionali

La sentenza dispone anche provvisionali immediate per i familiari della vittima: 90mila euro ai genitori di El Boussettaoui. Poi, 50mila euro a ciascuno dei fratelli e sorelle, costituitisi parte civile. Un totale complessivo di circa 380mila euro riconosciuti come compensazione parziale del danno subito.

I commenti e le reazioni

La parte civile ha espresso soddisfazione per l’esito della sentenza, sottolineando che il verdetto conferma la tesi accusatoria di omicidio volontario e riafferma il principio di uguaglianza davanti alla legge, indipendentemente dalla condizione sociale o dalla provenienza della vittima.

La difesa di Adriatici ha annunciato la probabile impugnazione in appello, ribadendo la propria posizione sulla legittima difesa e sugli effetti psicologici della concitazione dei fatti.

La politica e il dibattito pubblico

La vicenda Adriatici, sin dalle prime fasi del procedimento, fu al centro di un ampio dibattito pubblico che ha coinvolto nel tempo commentatori e opinionisti, soprattutto per il ruolo istituzionale ricoperto dall’ex assessore e per le implicazioni della sicurezza urbana e del porto d’armi da parte di un rappresentante pubblico.

Il caso, fin dal 2021, ha sollevato questioni sull’uso delle armi in contesti civili e sul confine tra difesa personale e abuso di strumenti letali.

La situazione giudiziaria complessiva

La sentenza di oggi chiude il primo grado di giudizio. Potranno seguire impugnazioni in appello da parte della difesa. Per la parte civile, il verdetto rappresenta una iniziale tappa nel riconoscimento delle proprie ragioni.


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