Caso Nessy Guerra: arrestato il marito, aggredì il viceconsole
Il fermo, un episodio che forse può aiutare a sbloccare la vicenda dell'italiana in Egitto
(Fonte: Instagram)
Caso Nessy Guerra, arrestato in Egitto l’ex marito Tamer Hamouda: era accusato di minacce e aggressione.
L’arresto di Tamer Hamouda
Nuovo sviluppo nel caso di Nessy Guerra, la giovane italiana originaria di Sanremo bloccata da anni in Egitto insieme alla figlia. Nelle ultime ore le autorità egiziane hanno arrestato l’ex marito della donna, Tamer Hamouda, figura centrale di una vicenda giudiziaria che da mesi coinvolge tribunali, diplomazia italiana e autorità locali.
L’arresto arriva mentre Nessy Guerra continua a vivere in una località protetta e combatte una complessa battaglia legale per la custodia della figlia e contro una condanna per adulterio pronunciata dai giudici egiziani.
Perché è stato arrestato
Secondo quanto riferito da fonti della Farnesina, Hamouda è stato arrestato in Egitto dopo essere stato denunciato dal console onorario d’Italia a Hurghada per minacce e tentativo di aggressione.
Nei giorni scorsi la stessa Nessy Guerra aveva denunciato pubblicamente l’episodio avvenuto presso la sede del consolato onorario, sostenendo che l’ex marito e la madre di lui avessero rivolto pesanti intimidazioni al personale diplomatico italiano.
L’arresto rappresenta uno degli sviluppi più rilevanti dall’inizio della vicenda e arriva dopo settimane di forte tensione tra le parti.
Chi è
Hamouda, italo-egiziano, è l’ex marito di Nessy Guerra e padre della bambina al centro della disputa giudiziaria.
La sua figura era già finita al centro di diversi procedimenti in Italia. Secondo le sentenze richiamate da varie fonti giudiziarie, l’uomo è stato condannato in via definitiva dalla magistratura italiana per una serie di reati commessi nei confronti di un’altra ex compagna, tra cui stalking, maltrattamenti e violenza sessuale.
La sua posizione ha inoltre complicato negli anni i rapporti tra autorità italiane ed egiziane, anche a causa delle difficoltà legate all’estradizione.
La vicenda di Nessy Guerra
La storia ha assunto rilevanza nazionale dopo la condanna inflitta a Nessy Guerra da un tribunale egiziano.
La donna è stata condannata a sei mesi di detenzione per adulterio, accusa nata da una denuncia presentata proprio dall’ex marito. La sentenza è stata confermata anche in appello. Guerra ha sempre respinto le accuse e ha sostenuto che il procedimento sia stato fondato su testimonianze non attendibili.
La condanna ha avuto conseguenze particolarmente delicate anche sul fronte dell’affidamento della figlia, contesa tra i due genitori davanti alle autorità egiziane.
La battaglia per la figlia
Da circa tre anni Nessy Guerra vive in Egitto senza poter rientrare liberamente in Italia con la bambina.
Secondo quanto ricostruito dalla sua difesa, il padre avrebbe ottenuto il divieto di espatrio della minore, impedendone il trasferimento fuori dal Paese. Nel frattempo la donna, la figlia e i genitori di Nessy vivono sotto protezione in una località riservata per motivi di sicurezza.
L’esito delle procedure relative all’affidamento resta uno dei punti più delicati dell’intera vicenda.
Il ruolo della Farnesina
Il caso è seguito da tempo dalle autorità diplomatiche italiane.
La Farnesina ha mantenuto contatti costanti con la donna e con i suoi legali, mentre nelle ultime settimane erano aumentate le richieste di intervento rivolte alle istituzioni italiane. La stessa Nessy Guerra aveva lanciato appelli pubblici alle autorità italiane, denunciando il timore di finire in carcere e di perdere definitivamente la custodia della figlia.
Un arresto che può cambiare gli equilibri
L’arresto di Tamer Hamouda non chiude la vicenda giudiziaria, ma rappresenta un passaggio significativo in una storia che intreccia diritto di famiglia, procedimenti penali, rapporti diplomatici e tutela dei minori.
Resta infatti aperta la posizione di Nessy Guerra in Egitto, così come la battaglia legale sull’affidamento della bambina. Tuttavia il fermo dell’ex marito modifica uno scenario che, fino a pochi giorni fa, sembrava interamente sbilanciato a favore dell’uomo e delle sue iniziative giudiziarie.
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