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Politica

Il futuro del centrodestra passa dal coraggio

di Alessandro Scipioni -


Il centrodestra italiano si trova di fronte a un bivio per la propria sopravvivenza. I sondaggi, che vedono Futuro Nazionale di Roberto Vannacci superare la Lega e attestarsi sopra il 6%, non sono solo un segnale di spazio per nuove istanze, ma un chiaro indicatore del malessere che attraversa l’elettorato conservatore. Ma si pone una domanda fondamentale.

Il centrodestra ha ancora il coraggio di fare la destra?

​La risposta, per molti, è negativa. L’approssimazione che caratterizza la classe dirigente di ampi settori della coalizione non è un dato di fatto oggettivo. Se è vero che la figura della premier mantiene una sua qualità distintiva, è il contorno politico a risultare sempre più opaco e scollato dalla realtà. Questa classe dirigente, chiusa in una cerchia magica autoreferenziale, si ostina a non vedere che, se il centrodestra perde le elezioni amministrative pur disponendo di una maggioranza solida su carta, la colpa è esclusivamente sua. Perdere nei territori significa aver scelto candidati sbagliati, poco rappresentativi o imposti dall’alto, ignorando il merito e la capacità di radicamento. È il segno tangibile di una selezione della classe politica che ha fallito. La leadership della coalizione deve avere il coraggio di mettere in discussione i quadri attuali e promuovere figure capaci di interpretare davvero il disagio degli italiani.

Perché il centrismo è una resa identitaria?

​In questo quadro, ogni tentazione di centrismo appare come una manovra di corto respiro. Guardare a figure come Carlo Calenda non solo è un errore strategico, ma una resa identitaria; un’operazione che porterebbe un valore aggiunto nullo, tradendo la vocazione della coalizione e dimostrando un’incomprensione totale della base elettorale, che da tempo percepisce il mondo di Azione come un corpo estraneo, lontano anni luce dai valori e dalle istanze del centrodestra. Il tempo delle alleanze innaturali è finito; è il tempo della chiarezza. Per carità, se poi Azione si può coalizzare il centrodestra può anche farlo. Ma sarebbe assurdo riuscirci a discapito di Futuro Nazionale. Perché si farebbe un compromesso al ribasso che porterebbe alla sconfitta nelle urne.

​Gli elettori non sono stupidi. Sono i ricettori di un disagio profondo che le forze maggiori non intercettano più. Se Vannacci cresce nei sondaggi, è perché ha saputo dare voce a una sensibilità che la classe dirigente tradizionale ha preferito ignorare, forse per una malintesa prudenza istituzionale. La coalizione deve finirla con le remore. Oggi serve una radicalità che non abbia paura di imporre l’agenda su sicurezza e identità.

L’agenda che manca: sicurezza, carrello della spesa, sovranità

​L’agenda politica deve tornare a essere martellante e concreta. Sulla sicurezza è mancata fermezza; sui temi costituzionali è mancata la capacità di scendere in strada a spiegare le ragioni della riforma. Ma soprattutto, serve un cambio di passo sulla microeconomia. La sofferenza sociale legata al carrello della spesa è una ferita aperta che la politica non può più curare con la sola retorica macroeconomica.

​Infine, il centrodestra deve ritrovare il coraggio di una politica estera che metta l’interesse nazionale davanti a tutto. In un momento di drammatica incertezza, gli italiani non possono accettare un altro inverno di sacrifici per l’Ucraina. È ora di rimettere al centro la sovranità, la difesa dell’identità nazionale e, perché no, la necessità di riscoprire il valore della leva obbligatoria per infondere un nuovo senso di appartenenza.

​Il centrodestra ha il dovere di essere se stesso. Se riuscirà a farlo, liberandosi delle zavorre, la vittoria sarà scontata. Altrimenti, il consenso continuerà a migrare verso chi, senza indugi, sa interpretare la rabbia e la speranza di un popolo che non ne può più di compromessi al ribasso.

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