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Giustizia

Come delegittimare sé stessi per screditare la riforma della giustizia

di Giuseppe Ariola -


C’è chi accusa la riforma della giustizia di minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. La verità è che più va avanti la campagna referendaria più diventa eloquente che è la magistratura a dover essere liberata dall’autonomia e dall’indipendenza di alcune toghe che, come è sempre più evidente, travisano questi principi. E, soprattutto, travalicano i confini della sobrietà e, più in generale, tutti quelli che il proprio ruolo richiederebbe. L’ultimo esempio in questo senso è la bufera scatenata da un post, poi rimosso, di Rocco Maruotti, segretario generale dell’Anm che ha associato la riforma della giustizia del governo all’uccisione di Alex Pretti da parte dell’Ice a Minneapolis. Parole che hanno infiammato il già incandescente dibattito sul referendum.

Le reazioni al post di Maruotti

Ma, soprattutto, affermazioni gravi che hanno suscitato sdegno da una parte e imbarazzo dall’altra. La stessa Magistratura Indipendente è intervenuta per richiamare “tutti i magistrati a mantenere nel dibattito pubblico e sui social network la necessaria postura istituzionale mediante pertinenza di argomenti e sobrietà dei toni”. Un invito che, anche vista la sua provenienza, la dice decisamente lunga su come sia stato superato ogni limite. Ma che racconta anche fin dove certi magistrati sono pronti a spingersi in nome non certo della giustizia. Ma solo del mantenimento di quel potere corporativistico, perpetrato attraverso le correnti, che la riforma vuole giustamente rompere. Cosa c’entra un uomo morto ucciso da alcuni agenti dall’altra parte del mondo con la separazione delle carriere dei magistrati, lo sdoppiamento del Csm e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare in Italia? Assolutamente nulla. Non c’è nesso e non c’è logica alcuna in un simile paragone.

L’ennesima strumentalizzazione contro la riforma della giustizia

Siamo ben oltre la strumentalizzazione. E, come ha osservato l’Unione delle Camere Penali, promotrice del comitato referendario per il Sì “non è accettabile che, mentre si invoca sobrietà istituzionale e si denuncia un clima di delegittimazione, si ricorra a modalità comunicative aggressive, ideologiche e manifestamente mendaci”. Una considerazione che non si può non condividere. Perché non è certamente inquinando il dibattito che si dà forza o validità alle proprie ragioni. Anche per questo le scuse di Maruotti sono state definite dal ministro Nordio “inaccettabili” perché “rivelano o un intelletto inadeguato all’importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni”.


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