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Commissione Covid, oggi “finalmente” l’audizione di Conte

di Eleonora Ciaffoloni -

©ANSA


Alla fine, il giorno – salvo stravolgimenti dell’ultim’ora, che a questo punto non sarebbero fuori dall’ordinario – è arrivato. Oggi Giuseppe Conte sarà finalmente ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid. L’audizione dell’ex presidente del Consiglio, attesa da mesi, è fissata a partire dalle ore 11 a Palazzo San Macuto, anche se l’orario resta subordinato al termine delle votazioni in corso alla Camera e al Senato. Un dettaglio che il presidente della Commissione, Marco Lisei – senatore di Fratelli d’Italia – ha voluto precisare dopo che lo stesso Conte aveva dato appuntamento ai suoi sostenitori per le 11 sui social dove aveva scritto così: “Dopo convocazioni, rinvii e sconvocazioni, finalmente è arrivato il momento”.

Il leader Cinquestelle su X aveva annunciato così il suo intervento, che sarà trasmesso in diretta streaming sui propri canali. Un “finalmente” che sembra una sorta di beffa visto che, non solo si era arrivati al 4 agosto (data della prima convocazione) dopo mesi di tira e molla, ma anche perché fino a una manciata di ore fa l’ex premier non aveva rassegnato le dimissioni da Commissario, conditio sine qua non per essere audito in sede di Commissione d’inchiesta. Il passaggio indispensabile – dopo mesi di posticipazioni reiterate – è stato compiuto e il presidente del M5S lo ha rivendicato, assicurando di essere pronto a “spazzare via tutto il fango” che, a suo dire, sarebbe stato gettato sulla gestione della pandemia durante i suoi governi.

Commissione Covid: tra rinvii e accuse, l’attesa lunga due anni

Una prontezza che ormai, sentiamo nominare da mesi, anche prima di quel 4 agosto – scelto proprio in base alle “disponibilità” dell’ex premier – che ha finito per essere concomitante con le votazioni in Aula previste per tutta la giornata che avrebbero reso impossibile svolgere un’audizione di diverse ore. Un rinvio utilizzato da Conte per accusare la maggioranza di aver trasformato la Commissione in uno strumento di propaganda politica.

“Ho inviato tre lettere alla Commissione e da oltre due anni ho manifestato la mia disponibilità a essere ascoltato”, ha rivendicato, sostenendo di essersi dimesso non appena ricevuta la convocazione e che la successiva sconvocazione non dipendesse certo da lui. “Sono disponibile anche nei prossimi giorni, anche per tutta l’estate. Basta farmelo sapere con un po’ di anticipo”, aveva scritto, accusando il governo di voler distogliere l’attenzione da altre vicende politiche.

Alla fine la Commissione ha accontentato Conte: è convocato per oggi alle 11 (o qualche ora dopo). La speranza è che ora l’attenzione si sposti, “finalmente” – come direbbe il leader pentastellato – sul merito di quanto fatto durante l’emergenza.

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