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Sulla violenza contro le donne il Brasile segue l’Italia

Il Brasile - in tema di violenza sulle donne - adotta il metodo italiano: misure concrete, pensate per prevenire la violenza e proteggere le vittime prima che sia troppo tardi.

di Redazione -


di SENATRICE SUSANNA DONATELLA CAMPIONE, COMPONENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA E FEMMINICIDIO

Il Brasile del presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha appena approvato un pacchetto di norme che rafforzano la tutela delle donne vittime di violenza: monitoraggio elettronico degli aggressori con sistemi di allerta in tempo reale, maggiore integrazione tra autorità giudiziaria, forze dell’ordine e sistema sanitario, potenziamento del numero antiviolenza, nuovi strumenti per garantire il pagamento degli assegni di mantenimento.

Misure concrete per prevenire e proteggere

Si tratta di misure concrete, pensate per prevenire la violenza e proteggere le vittime prima che sia troppo tardi. Molti di questi strumenti sono già presenti nell’ordinamento italiano o ne riprendono l’impostazione. E non è un caso.

L’Italia, troppo spesso descritta nel passato come un Paese in ritardo su questi temi, ha costruito negli ultimi anni un sistema normativo avanzato per il contrasto alla violenza di genere, rafforzando progressivamente la prevenzione, le misure cautelari, il monitoraggio elettronico degli aggressori, prevedendo la specializzazione della polizia giudiziaria e dei magistrati e introducendo nel codice penale il reato di femminicidio.

È significativo che proprio un grande Paese come il Brasile scelga oggi di percorrere una strada che l’Italia ha già intrapreso. Significa che gli strumenti adottati dal nostro ordinamento rappresentano un modello che dall’estero guardano con interesse.

Per questo stupisce che, mentre l’Italia fa da apripista nel mondo, ponendosi come esempio per le sue politiche di contrasto alla violenza contro le donne al contempo proprio nel nostro Paese il dibattito pubblico venga talvolta riportato indietro da chi mette in discussione il femminicidio come reato specifico.

La polemica

È di questi giorni la polemica sollevata da Paolo Frosina sul Fatto Quotidiano e dalla psicoterapeuta Antonella Baiocchi su PaeseRoma sull’opportunità di aver introdotto questo reato nel nostro ordinamento.

Si tratta di una diatriba che rischia di allontanare l’attenzione dalle vere priorità e di alimentare un pericoloso equivoco culturale.

Se un crimine si manifesta sempre con le stesse caratteristiche significa che è una fattispecie specifica e che la risposta normativa deve essere altrettanto specifica.

Riconoscere la peculiarità del femminicidio non significa attribuire un diverso valore alle vittime di altri omicidi ma prendere atto di una realtà documentata da studi, analisi criminologiche e dati statistici: il femminicidio non è l’uccisione di una donna tout court, che viene prevista nel nostro ordinamento dalla norma che disciplina il reato di omicidio ma è l’assassinio di una donna che si verifica all’interno di relazioni segnate dal possesso, dal controllo, dalla sopraffazione e dalla negazione della libertà.

Ignorare questa differenza significa rendere più difficile prevenire il fenomeno. Sono infatti i dati oggettivi a dimostrare che vi sono delitti commessi nella stragrande maggioranza dei casi dagli uomini nei confronti delle donne: violenza domestica, maltrattamenti, violenza sessuale.

Un segnale importante

Il Brasile dimostra che la direzione presa dalle democrazie mondiali è quella di rafforzare gli strumenti di contrasto alla violenza di genere e al femminicidio. È un segnale importante, che conferma come un fenomeno specifico necessiti di una risposta specifica.

In Italia i dati del Ministero dell’Interno mostrano una flessione complessiva dei femminicidi, scesi a 97 casi nel 2025 rispetto ai 118 del 2024, segno che la legislazione sulla violenza contro le donne inizia a dare risultati. L’Italia è stata tra i primi a predisporre gli strumenti adeguati per combattere questa piaga e ora anche gli altri Paesi seguono la rotta tracciata da noi.

Finalmente si è compreso che trattare in modo uguale fenomeni diversi è ciò che produce la vera ingiustizia.

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