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Giustizia

Referendum: perché il “No” di Conte è solo Populismo

In vista del Referendum, Giuseppe Conte lancia il referendum "Salva-Casta", ma la realtà della Riforma smonta la sua narrazione giustizialista

di Anna Tortora -


La Giustizia al centro della sfida elettorale

Con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale, la Riforma Nordio è diventata il principale terreno di scontro politico. Giuseppe Conte ha rotto gli indugi, trasformando la sua opposizione alla Riforma in un pilastro elettorale, evocando lo spettro di una politica che vuole blindarsi dalle inchieste. Tuttavia, dietro lo slogan del “Referendum Salva-Casta”, si ignorano i dati reali e i principi del giusto processo, puntando ancora una volta sulla polarizzazione tra “onesti” e “corrotti”.

L’ossessione di Conte e il fantasma della “Casta”

Giuseppe Conte torna a recitare il solito copione: la Riforma Nordio sarebbe “salvacasta”. Ma smontiamo questa narrazione con un po’ di sana dottrina giuridica e meno populismo da osteria de’ noantri.
L’abuso d’ufficio non è un dogma. Abrogare un reato che produce il 97% di assoluzioni non è un favore ai politici, è un atto di igiene amministrativa. La “paura della firma” ha paralizzato l’Italia per anni. Eliminare norme inutili e ipertrofiche serve a far funzionare lo Stato, non a proteggere i corrotti (per quelli, i reati restano tutti).

La privacy non è un privilegio. Limitare la pubblicazione di intercettazioni che riguardano cittadini non indagati non è un “bavaglio”. È il ritorno alla presunzione d’innocenza. In uno Stato di diritto, la vita privata delle persone non deve finire nel tritacarne mediatico per soddisfare il voyeurismo giudiziario.
La separazione delle carriere non è un attacco all’indipendenza, ma la garanzia che il Giudice sia davvero “terzo” (Art. 111 Cost.) rispetto a chi accusa. Chi teme un giudice imparziale, di solito, è chi preferisce il processo in piazza a quello in aula.

Caro Giuseppe, comprendiamo il dramma: senza il tintinnio di manette a ogni comizio, la vostra proposta politica rischia il mutismo selettivo. Passare dalle dirette Facebook a Palazzo Chigi al ruolo di “vedova inconsolabile della prescrizione” deve essere un trauma notevole. Ma si rassegni: il garantismo sta tornando di moda e, dobbiamo ammetterlo, questo suo look da “Robespierre in ritardo sulla storia” inizia a essere decisamente fuori stagione. Anche per un avvocato del popolo.

Sipario sul Giustizialismo: Giuseppe e la sindrome del disco graffiato

Insomma, siamo arrivati a marzo 2026 e l’Avvocato del Popolo è ancora lì, fermo al 2018, a lucidare le manette come fossero argenteria di famiglia. Vedere Conte che agita il fantasma della “Casta” nel tentativo di racimolare qualche voto è uno spettacolo che ormai commuove solo i nostalgici della gogna pubblica e gli amanti dei processi mediatici. Caro Giuseppe, il Paese ha finalmente capito che tra post indignati e un giusto processo c’è di mezzo la civiltà. Forse è ora di accettare che il garantismo non è un complotto, ma semplicemente una moda a cui tu non sei stato invitato. Buona fortuna ,magari stavolta, invece di cercare la casta ovunque, potresti provare a cercare una proposta politica che non abbia bisogno delle dirette facebook per essere notata.

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