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L’intelligenza artificiale non può fallire ma può far scricchiolare le economie

I rialzi generalizzati dei tassi possono incidere sulla valanga di finanziamenti. I dubbi degli analisti e che dicono i mercati

di Cristiana Flaminio -


Intendiamoci: l’intelligenza artificiale ormai è troppo grande per fallire. Ci sono tutti dentro. Gli Stati Uniti in primis. Poi la Cina. Pubblico e privato. C’è, davvero, un mare di soldi. Come (forse, anzi sicuramente) non si era mai visto prima. Tanti soldi, forse troppi. Tali da indurre sempre più analisti a imporsi una domanda che è banale, certo, ma potenzialmente apocalittica: quanti utili, quanti soldi dovrà “produrre” quest’intelligenza artificiale affinché chi ci ha investito in maniera così massiccia rientri dai suoi stessi investimenti?

Intelligenza artificiale: troppo grande per fallire

Non è peregrina, come questione. È centrale anzi. Perché le banche centrali si stanno muovendo. La Bce ha aumentato i tassi e, come riferito nei giorni scorsi da Christine Lagarde, di sicuro non taglierà il costo del denaro alle prossime riunioni. La Fed ha avvitato i costi, facendo infuriare Donald Trump costretto, adesso, a rinverdire la narrazione del megacomplottone dem e del “consiglio ostile” che ha circondato quel “good guy” di Kevin Warsh per non ammettere di temere ulteriori scricchiolii dalla crisi del credito al consumo che, ormai da mesi, rappresenta uno spauracchio che tiene gli americani (e non solo loro) sul filo del rasoio. Ma non è finita. La Bank of Japan ha alzato i tassi e non poteva andare diversamente dato che lo yen è debolissimo. Alzare il costo del denaro vuol dire appesantire mutui, finanziamenti e prestito. Ed è proprio l’intelligenza artificiale il primo fronte in cui si convogliano denari in quantità industriale.

Le banche centrali e le esposizioni top

C’è un’esposizione importante che, fatalmente, incide sui sistemi finanziari ed economici dei Paesi. Stati Uniti e Giappone rappresentano due dei Paesi, almeno nell’area occidentale, che più di tutti gli altri hanno investito fortissimo sull’intelligenza artificiale. Non è un mistero, anzi. Così come non lo sono più nemmeno le fibrillazioni che ne scuotono (anche) valute e soprattutto debito sovrano. La Cina, ovviamente, è ugualmente esposta e si regge grazie a una produzione industriale in continuo progresso che adesso si avvale pure dei salti in avanti della robotica.

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L’Ue non pesa granché

L’Europa, in questa corsa, non c’entra niente. Siamo ancora ai pour parler, ai bandi, alle gigafactory. Se tutto andrà bene, come ha scritto tempo fa Mario Draghi, potremo conservare un simulacro di centralità solo difendendo i nostri dati. La Bce è rigorista per precisa impostazione ideologica dal momento che non ha altro mandato se non quello di tenere l’inflazione sotto controllo. Il resto, dall’occupazione allo sviluppo, bruci pure: l’importante è tenere i prezzi al 2%.

Intendiamoci: l’intelligenza artificiale è troppo grande per fallire. E nessuno può rallentare sul serio. Anzi, ogni richiamo in tal senso non serve che a convincere i mercati ad accelerare ancora di più, a fornire ulteriore fiducia alle aziende. Intanto, però, gli scricchiolii si sentono. E fanno preoccupare.


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