Così la crisi di Hormuz incide sulla corsa all’Ai
L'allarme da Seul: manca l'elio, la produzione di chip può frenare. La Cina nella tempesta perfetta?
La crisi dello Stretto di Hormuz rischia di avere pesanti, anzi pesantissimi, contraccolpi anche nella corsa all’Ai delle potenze globali. Con la guerra in corso in Medio Oriente, non sono soltanto i rifornimenti di materie prime energetiche a rischio. La Cina, e più in generale l’intero Sud-est asiatico, rischiano di restare senza chip. L’allarme è arrivato dalla Corea del Sud dove, giusto per fare due conti, si producono i due terzi dei semiconduttori a livello globale.
Hormuz e corsa all’Ai: l’allarme da Seul
L’industria hitech sudcoreana ha incontrato il governo a cui ha svelato le sue ansie. Non è (solo) una questione delle (solite) terre rare. È tutto il resto. Quei materiali che appaiono secondari, che non si guadagnano né i titoli dei giornali e nemmeno l’attenzione della speculazione internazionale. Ma il cui utilizzo è fondamentale perché la filiera funzioni e i processi di lavorazione filino lisci. Con lo Stretto di Hormuz bloccato non arriverà più elio. È un gas che risulta fondamentale per gestire il calore che si sprigiona durante le fasi di produzione dei chip. Senza, sarà tutto più difficile. E costoso. Guarda caso, uno dei maggiori produttori mondiali di elio è il Qatar. Che è finito al centro della guerra tra Iran, Usa e Israele. Lo scossone coinvolgerà tutto il Sud Est. Pure a Taiwan ci saranno problemi. E ciò che accadrà non sarà altro che la tempesta perfetta.
Tempesta perfetta sulla Cina
Diretta alla Cina e che produrrà danni un po’ ovunque nel mondo. Già, perché è proprio di ieri la notizia secondo cui Nvidia avrebbe deciso di stoppare la produzione di chip destinati al mercato di Pechino. In piena sessione annuale, proprio mentre il Partito e i dirigenti di Stato stavano magnificando gli sforzi cinesi nella corsa all’Ai. I numeri del Dragone sono impressionanti e sono stati snocciolati proprio ieri. L’industria cinese dell’intelligenza artificiale, nel 2025, vale poco meno di 174 miliardi di dollari. Di aziende hitech, in tutto il Paese, ne sono state fondate ben 6.200. Stando ai dati riferiti da Li Lecheng, ministro all’Industria e alla Tecnologia dell’Informazione, il 30% delle attività manifatturiere cinesi ha integrato l’intelligenza artificiale nei suoi processi produttivi mentre, in tutto il Paese, venivano presentati ben 300 robot umanoidi diversi. Il futuro è tracciato e segue la strada delle dark factories mentre, a livello di download di app Ai open source, Pechino è la prima nel mondo. Non per molto, se continua così.
Nvidia stoppa le consegne a Pechino
Perché per far girare l’intelligenza artificiale servono i chip. E Nvidia, a costo di perdere lo 0,4% a Wall Street, non glieli produrrà più. Ciò giustifica, dunque, la proposta che si era sentita ieri relativa alla costituzione di una Asml cinese, in pratica un’azienda che sia capace di stampare chip e di farlo integrando i processi e knowhow completamente sul suo territorio. Se la Cina riuscisse a farlo davvero e se la produzione funzionasse restituendo semiconduttori affidabili e davvero utili, per gli Stati Uniti sarebbe uno smacco. Perché il Dragone salderebbe la primazia nella supply chain delle terre rare con una produzione non più dipendente dall’America. A pensar male si fa peccato, per carità. Ma a tenere lo Stretto di Hormuz chiuso, negando petrolio e approvvigionamenti di materiali centrali per i semiconduttori ai cinesi, forse la si azzecca.
Anthopic-Pentagono, prove di dialogo
Intanto, in America, si muove qualcosa. Anthropic sarebbe tornata al tavolo delle trattative col Pentagono. Dario Amodei, secondo quanto riporta il Financial Times, sarebbe in trattative con il vicesegretario alla Guerra, Emil Michael. Che avrà un ruolo delicatissimo e un compito difficile: trovare una quadra alla situazione, colmare la distanza tra Anthropic e le richieste dei militari e delle agenzie di intelligence, e far tornare a ragionare Amodei con il Segretario Pete Heghseth. E, nel frattempo, il povero Sam Altman, che si credeva il più figo della Silicon Valley, continua a spergiurare di “star trattando” sulle condizioni dell’accordo con il Pentagono dopo che la sua mossa di “soffiare” l’accordo a Claude è stata sonoramente punita dagli utenti americani. Che, in massa, hanno disinstallato ChatGpt rivolgendosi proprio alla creatura di Amodei. Potenza del marketing dell’etica.
Trump, Big Tech e il nodo energia
Trump, da parte sua, suona la carica. E non può fare diversamente. Ribadisce che l’America è davanti alla Cina nella corsa all’intelligenza artificiale. Riesce a dirlo senza nemmeno pensare che, appena qualche anno fa, a Pechino non si sapeva manco cosa fosse l’Ai. Nonostante ciò, centra un nodo centrale della digitalizzazione. E cioè quello dell’energia. O meglio: la (grande) paura dei cittadini americani di doversi ritrovare a pagare bollette altissime (quasi quanto quelle che gli europei pagano da anni…) a causa dei data center e delle infrastrutture digitali di Big Tech. La promessa di Trump è che “le più grandi e ricche aziende tecnologiche americane finanzieranno una colossale espansione dell’energia negli Stati uniti”. In modo tale, ha assicurato, da impedire l’aumento della luce e del gas a carico dei cittadini americani.
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