“Cuore bruciato”: due medici indagati anche per falso
La nuova ipotesi di reato riguarda alterazioni o inesattezze nei dati inseriti nella cartella clinica clinica di Domenico. In particolare, gli orari di arrivo dell’organo trapiantato da Bolzano a Napoli e le fasi successive
Centinaia di peluche e messaggi per chiedere giustizia per il piccolo Domenico, davanti all'ospedale Monaldi di Napoli
Contestato a due medici anche il reato di falso: indagati in una nuova svolta dell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo. Sulla vicenda del bambino di due anni deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito lo scorso dicembre la Procura di Napoli contesta modifiche alla cartella clinica del caso.
Due medici indagati anche per falso
I due medici sono il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha eseguito l’intervento, e la sua collega Emma Bergonzoni, seconda operatrice dell’équipe. Entrambi risultano già tra i sette indagati per omicidio colposo in concorso nell’ambito della stessa vicenda.
La nuova ipotesi di reato riguarda alterazioni o inesattezze nei dati inseriti nella cartella clinica clinica di Domenico. In particolare, gli orari di arrivo dell’organo trapiantato da Bolzano a Napoli e le fasi successive.
La sospensione
La Procura ha chiesto al Gip di emettere una misura interdittiva di sospensione dall’esercizio della professione medica per entrambi i medici, che saranno ascoltati con un interrogatorio preventivo fissato verso fine mese.
La vicenda trae origine da un trapianto di cuore effettuato il 23 dicembre dell’anno scorso, seguito da circa 60 giorni di ricovero in terapia intensiva, durante i quali il piccolo era mantenuto in vita con supporto extracorporeo. Domenico è morto il 21 febbraio scorso, dopo un progressivo peggioramento delle sue condizioni cliniche a seguito dell’intervento.
Le indagini hanno già evidenziato criticità non soltanto nell’esito dell’intervento, ma anche nei protocolli di conservazione e trasporto dell’organo. In un momento successivo al decesso, dagli accertamenti sono emersi elementi che avvalorano la contestazione di omicidio colposo, mentre l’aggiunta dell’ipotesi di falso allarga il perimetro probatorio per chiarire il ruolo dei due medici nella ricostruzione documentale dei fatti.
Cosa succede
La richiesta di misura interdittiva è una fase tipica nel quadro delle indagini penali più complesse, volta a escludere temporaneamente i professionisti dal loro ruolo operativo mentre la Procura completa gli accertamenti.
Al di là delle contestazioni formali, la vicenda continua a sollevare un forte dibattito anche pubblico per le implicazioni su trasporto degli organi, protocolli sanitari e responsabilità mediche nelle procedure di trapianto.
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