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Cuore “bruciato”: indagini da Bolzano a Napoli, presto nuovi indagati, l’audit shock del Monaldi

Le Procure delle due città impegnate a definire gli sviluppi del percorso dell'inchiesta

di Angelo Vitale -

La mamma e il papà del bimbo ricoverato in gravissime condizioni al Monaldi di Napoli


Si allarga, tra Napoli e Bolzano, l’inchiesta sul cuore “bruciato”, presto nuovi indagati: intanto, pubblicato un audit interno dell’ospedale Monaldi di Napoli. Certifica che il cuore trapiantato al piccolo Domenico era completamente inglobato in un blocco di ghiaccio all’arrivo in sala operatoria.

L’audit shock

I verbali – li pubblica La Repubblica – ricostruiscono fasi, errori procedurali e deficit di comunicazione prima dell’impianto. Il cuore non si è mai attivato e dopo tre ore i medici hanno attivato l’Ecmo per sostenere il bambino.

La Procura di Napoli ha iscritto sei sanitari per lesioni colpose gravissime. Ora si indaga anche sul trasporto, la logistica e la formazione del personale.

Il cuore arrivato in un blocco di ghiaccio

Nei verbali dell’audit interno dell’Azienda Ospedaliera Monaldi, il freddo linguaggio burocratico. Contengono la catena di errori che ha compromesso l’organo destinato al trapianto del bimbo di 2 anni e 4 mesi.

All’apertura del contenitore termico si sarebbe reso impossibile estrarre il secchiello con il cuore, perché era completamente inglobato in un blocco di ghiaccio.

Secondo il verbale, il cuore era arrivato così a causa di un congelamento eccessivo. Risultato dello stretto contatto diretto con il ghiaccio, anziché una corretta conservazione a temperatura controllata.

Nel report interno, il forte sospetto di gravi danni da congelamento. Poi, si decise comunque di procedere con l’impianto perché il cuore malato del bambino era stato già espiantato.

La relazione indica anche un deficit comunicativo e procedurale tra i membri dell’equipe, in cui il primario della cardiochirurgia, Guido Oppido, aveva staccato il cuore del bambino ritenendo di avere un via libera teorico che nessun componente della sala confermò esplicitamente.

Momenti drammatici in sala operatoria

I verbali descrivono i momenti concitati. L’organo non si è mai attivato in sala operatoria e, dopo circa tre ore di tentativi, i medici hanno deciso di utilizzare il sistema Ecmo, un supporto extracorporeo che mantiene ossigenazione e circolazione in assenza di una funzione cardiaca indipendente.

Contemporaneamente all’attivazione dell’EcmoO, venne inoltrata una richiesta urgente per un nuovo cuore compatibile, mentre il bambino veniva mantenuto in vita dalle macchine.

La pubblicazione dell’audit interno, dopo che un comitato di esperti aveva espresso parere negativo su un secondo trapianto, ritenendo che le condizioni cliniche del piccolo non sarebbero sopportate da una nuova operazione complessa.

Le indagini penali si allargano

La Procura della Repubblica di Napoli aveva già iscritto nel registro degli indagati sei persone tra medici e paramedici con l’ipotesi di lesioni colpose gravissime, ma gli inquirenti non escludono che il “numero degli indagati possa crescere”.

L’indagine punta ora anche a ricostruire con precisione la catena del freddo e la logistica del trasporto dell’organo da Bolzano a Napoli, verificando se siano stati violati i protocolli per la conservazione e trasporto di organi.

Parallelamente alle attività della Procura, il ministero della Salute ha inviato ispettori al Monaldi per acquisire documentazione, definire eventuali responsabilità organizzative e chiarire il ruolo dei contenitori utilizzati.

Le indagini includono anche l’esame dei protocolli di comunicazione tra equipe sul campo e le modalità con cui vennero prese le decisioni operative all’arrivo dell’organo. Sul cuore “bruciato” arrivato a Napoli da Bolzano, presto nuovi indagati.


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