La sfida ambientale del Mediterraneo: un mare da difendere e tutelare
Il Mar Mediterraneo rappresenta uno spazio geografico, storico e culturale di primaria rilevanza strategica per l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente. Crocevia di civiltà, rotte commerciali e scambi millenari, esso costituisce oggi un ecosistema di straordinaria biodiversità e un patrimonio comune di inestimabile valore.
La sua tutela non risponde soltanto a un’esigenza ecologica, ma a una responsabilità condivisa tra le nazionk che vi si affacciano, chiamate a promuovere politiche coordinate di salvaguardia, sviluppo sostenibile e cooperazione internazionale. Insomma, per il Mar Mediterraneo la sfida ambientale è grande e complessa.
Tanto che dal nostro paese arrivano riflessioni rilevanti sul tema: “Il caso del pesce lucertola diamante, recentemente individuato come presenza stabile nel Mediterraneo, è un segnale chiaro di quanto la crisi climatica stia riscrivendo le mappe della biodiversità marina, spesso nel silenzio generale”, ha denunciato recentemente Mario Serpillo, Presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, commentando la diffusione del Synodus synodus, specie originaria dell’Atlantico sub-tropicale oggi presente nel Mare Nostrum.
“Non siamo di fronte solo alle cosiddette specie aliene classiche, come il granchio blu o il pesce scorpione, ma a un fenomeno più subdolo e complesso: quello delle specie neo-native, che approfittano dell’innalzamento delle temperature del mare per espandere naturalmente il proprio areale, alterando gli equilibri ecologici senza che ce ne rendiamo immediatamente conto”.
Secondo il Presidente Uci, il punto centrale non è solo la presenza in sé di nuove specie, ma ciò che essa comporta per la biodiversità autoctona: “Il Mediterraneo è uno dei mari più ricchi di biodiversità al mondo, ma anche uno dei più fragili. L’ingresso silenzioso di nuove specie, favorite dal cambiamento climatico, rischia di innescare competizioni biologiche, modificare le catene alimentari, mettere in difficoltà specie locali già stressate da inquinamento, pesca intensiva e riscaldamento delle acque”.
Per Serpillo, difendere la biodiversità marina “significa tutelare il lavoro dei pescatori, la qualità delle nostre filiere ittiche e la salute dei nostri mari. Non possiamo permetterci di intervenire solo quando l’emergenza è ormai esplosa”. Da qui l’appello a rafforzare il monitoraggio scientifico e il coordinamento europeo.
Sempre dal mondo agricolo arriva una altra autorevole riflessione, quella del presidente nazionale Confeuro, Andrea Tiso, che a L’identità spiega: “Vogliamo esprimere tutta la nostra preoccupazione per la “condizione di salute” del Mar Mediterraneo, le cui risorse ittiche iniziano a essere sempre più scarse. Stime, purtroppo, descrivono un mare “malato”, vittima dell’inquinamento e degli eccessi delle attività umane, un mare in continuo cambiamento a causa del riscaldamento globale che muta l’acidificazione e le temperature delle acque con conseguenti e deleteri effetti sulla fauna marina: ad esempio, la proliferazione di nuove specie aliene, con grave e negativo impatto sull’ecosistema marino.
Insomma, siamo di fronte a uno scenario allarmante, che dovrebbe essere più attenzionato dalle istituzioni alla luce delle pericolose conseguenze dal punto di vista ambientale, economico, ittico e produttivo. Un problema, peraltro, molto attuale per un paese come il nostro, che si fonda moltissimo sulla pesca, sull’economia blu e sul turismo. Senza contare – chiosa Tiso – tutta la biodiversità, messa a rischio a causa del cambiamento climatico”.
Una sfida, quella del Mediterraneo, anche a livello locale: “La tutela della biodiversità del Mar Mediterraneo rappresentano una sfida che riguarda il futuro del Lazio e dell’intero Paese. Il nostro mare – racconta il consigliere regionale del Lazio, Daniele Leodori – è una risorsa ambientale, economica e culturale straordinaria, ma anche un ecosistema fragile, esposto agli effetti di cambiamenti climatici, inquinamento e pressione antropica.
Negli anni la Regione ha contribuito a costruire politiche di protezione e ripristino degli ecosistemi marini, sostenendo interventi per il miglioramento degli habitat, il monitoraggio ambientale e la conservazione delle risorse biologiche, in linea con la Strategia europea per la biodiversità e con l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile della cosiddetta economia blu. Il Lazio può essere laboratorio di un nuovo equilibrio tra tutela ambientale e attività produttive, valorizzando ricerca, pesca sostenibile e turismo responsabile.
La sfida oggi è rafforzare questa direzione, costruendo politiche condivise a livello mediterraneo, perché la difesa del mare non è solo una questione locale ma una responsabilità comune verso le nuove generazioni e verso un modello di sviluppo più giusto e duraturo”.
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