Dai riformisti Pd avvertimento a Elly Schlein: bisogna “Cambiare!”
La pattuglia dem capitanata da Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Graziano Delrio e Filippo Sensi, si riunirà sabato a Prato. Sul tavolo troveranno spazio tutte le pratiche più spinose che dividono il partito
Nel confronto sui principali nodi che accompagnano la costruzione del campo largo, l’atteggiamento dei riformisti Pd è stato finora attendista. Poche dichiarazioni, mirate, rese solo quando strettamente necessario. Non per questo la linea dell’ala più moderata dei dem combacia con quella della segreteria del partito. Tutt’altro, a partire dal dossier delle alleanze, per arrivare a quello delle primarie, passando per la questione delle armi a Kiev, al Nazareno le frizioni sono forse più forti di quanto non appaia pubblicamente. Almeno non ancora. Già domani, infatti, potrebbe alzarsi il velo calato sulle crepe delle quali tutti sono al corrente. Che diventerebbero evidenti e mostrerebbero la loro reale profondità.
L’assemblea dei Riformisti Pd
I riformisti del Pd, la cui pattuglia parlamentare è capitanata da Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Graziano Delrio e Filippo Sensi, hanno infatti organizzato una loro convention per sabato a Prato. Sul tavolo troveranno spazio tutte le pratiche più spinose, fanno sapere dalla minoranza dem che si dice pronta a scoprire le carte. E a piantare paletti in vista della definizione dell’alleanza per le prossime elezioni, della sua leadership e del programma. Il campo progressista nella sua composizione attuale viene visto come decisamente stretto e, soprattutto, troppo spostato a sinistra. La partita delle primarie costituisce poi un altro problema. Ai riformisti del Pd non piacciono particolarmente. Anche perché il rischio di regalare la partita a Giuseppe Conte proprio non va giù. L’ipotesi è quindi quella di candidare l’europarlamentare Giorgio Gori, anche lui tra i partecipanti all’appuntamento di domani a Prato. Eventualità vista come fumo negli occhi da Elly Schelin, che difficilmente approverà una doppia candidatura nella sola casa dem, ma anche da Stefano Bonaccini.
Il nodo del sostegno all’Ucraina
Prima ancora, però, c’è da affrontare il nodo del programma. In particolare per quanto riguarda l’invio di armi a Kiev. Sul punto la segretaria del Pd tende a fare l’equilibrista per non cedere ai 5 Stelle l’etichetta esclusiva di chi si pone contro le spese per il riarmo sostenendo di privilegiare la via del dialogo. È la stessa strategia utilizzata a proposito del provvedimento sull’antisemitismo, altra questione che ha diviso il partito, ma alla quale si sta cercando una soluzione. Sul sostegno all’Ucraina per i riformisti Pd non c’è però margine di discussione. Anzi, c’è tutta la volontà di marcare bene l’enorme distanza con i pentastellati. E domani sarà ribadito a chiare lettere, viene assicurato.
Guai in vista per la segretaria?
Elly Schlein è quindi avvisata, snaturare il Pd per inseguire il Movimento 5 Stelle o in funzione della lotta per la leadership del campo largo con Giuseppe Conte potrebbe spaccare irrimediabilmente il partito e portare la segretaria a sbattere. Un rischio tanto maggiore in attesa di fissare in agenda la data dell’assemblea del partito che dovrebbe garantirle la proroga del mandato fino alle elezioni. L’appuntamento è atteso entro la seconda metà di novembre. È dunque questa la deadline entro la quale la Schlein dovrà decidere se raddrizzare il tiro o insistere con una linea sempre più contestata. Con i riformisti che chiedono senza mezzi termini di “Cambiare!”. Non a caso il titolo scelto per l’appuntamento di domani.
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