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Economia

Tra i due litiganti il terzo paga

Xi e Trump di accordano (forse) ma il conto di guerra e crisi lo paga l'Europa

di Giovanni Vasso -


Bisogna far presto: perché il peso dell’energia non è mai stato così asfissiante come oggi, in Europa, come ha riferito un’inchiesta di France Press condotta sui dati pubblicati dalla Commissione Europea, il prezzo dei carburanti, comprensivo di Iva e accise, ha toccato punte mai registratesi prima. Il costo medio del diesel è schizzato a 2,23 euro al litro: una stangata che fa schizzare la media che si era attestata ai 2,16 euro della settimana scorsa. A pagare il prezzo più alto di tutti, in Europa, sono Danimarca e Finlandia dove il gasolio costa 2,56 euro. Segue la Germania a 2,46 che stacca Belgio e Francia “ferme” a 2,40 euro al litro. Dal 2005 a oggi, i carburanti non sono mai costati così tanto. Manco da noi. L’Italia, subito dopo Parigi, si piazza con un costo medio stimato in 2,30 euro. Ancora poco, almeno rispetto ai dati Mimit secondo cui ieri, alla pompa, ha raggiunto i 2,154 per la benzina e i 2,338 per il diesel.

Europa senza energia, Confindustria plaude al nucleare

Per fortuna, qualcosa si muove. Almeno in Italia, con l’ok alla legge delega sul nucleare. Che sarà apripista, assicurano dal governo, di una strategia energetica capace di garantire all’Italia, da qui ai prossimi anni, più stabilità e meno volatilità. Di prezzi e di approvvigionamenti. Gli industriali, sull’argomento energia e nucleare in particolare, puntano fortissimo. Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria, ha affermato che la filiera può arrivare a dare una spinta sostanziosa alla crescita economica italiana. E non solo in termini di bollette più leggere e approvvigionamenti energetici più sicuri: “In Italia oltre 70 aziende operano già nel nucleare e coprono diversi settori della filiera, dalla progettazione dei reattori alla produzione di componenti, fino alla manutenzione degli impianti. Questo patrimonio industriale e scientifico rappresenta una solida base per rilanciare il programma nucleare nazionale che stimiamo porterà circa 117mila nuovi posti di lavoro e un impatto economico annuale che può superare i 50 miliardi di euro (circa il 2,5 % del pil)”. Numeri impressionanti.

Tra decreti attuativi e sforbiciate: rinnovabili oltre l’atomo

Che fanno dire al ministro all’Ambiente e sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin che è possibile già da subito porre le basi per una nuova filiera industriale italiana. L’orizzonte è lungo, intanto bisogna arrangiarsi con quello che c’è. A cominciare dalle rinnovabili. Su cui il titolare del Mimit, Adolfo Urso, ha promesso l’ennesima sforbiciata burocratica. L’obiettivo riferito da Urso ai giornalisti al margine del Consiglio competitività tenutosi a Bruxelles è chiaro: “Effettuare un altro shock di semplificazione, di sburocratizzazione per liberare anche gli investimenti delle imprese”. Ce ne sarebbero addirittura quattromila ancora fermi nei cassetti delle Regioni e degli enti locali.

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Ci mancava il (solito) dibattito

Bene, certo. Ma non benissimo. Già, perché s’è scatenato l’immancabile, e al solito defatigante, dibattito. Piuttosto, però, che schierarsi subito per il no, indispettendo Confindustria, dal Campo largo preferiscono trincerarsi dietro un rifiuto che resta netto ma che tende a mascherarsi da nì. Il frontman di questa linea è il sindaco di Milano, Beppe Sala. “Non sono ideologicamente contrario al nucleare, ma sostengo, conti alla mano per quelli che ho studiato io, che il nucleare non è la fonte più economica”. Se lo dice lui, che fa il manager, ci sarà da credergli. La posizione ufficiale, condivisa dal Pd e fino alle associazioni ambientaliste, ai comitati attorno, dentro e fuori dal M5s, è chiara. Aspettare. E intanto sparare dati (se ci sono…) contro le proposte giunte dal governo. Un “no” mascherato perché il vento, sul nucleare, è cambiato. Eccome. Nel frattempo, però, di proposte alternative (vere) non ne arrivano. Un po’ come quando si pensava di cancellare l’Ilva a Taranto per farne un parco giochi. Peccato che le centrali elettriche vadano a gas e non a retorica elettorale, perché altrimenti l’Italia sarebbe la più grande potenza energetica sulla faccia della Terra.


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