De Priamo: “La dignità della persona non può essere compressa”. “Prima di tutto libere – Contro la violenza fondamentalista su donne e bambine
La Sala Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” ha ospitato ieri pomeriggio, il convegno dal titolo Prima di tutto libere – Contro la violenza fondamentalista su donne e bambine. L’iniziativa, promossa dal senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo, ha portato nella sede più alta delle Istituzioni un dibattito che il partito ha già tradotto in proposta legislativa.
Un tavolo di voci complementari contro la violenza
Il panel ha riunito figure con profili molto diversi tra loro, riflettendo la volontà degli organizzatori di affrontare la questione da angolazioni complementari.
Accanto al senatore De Priamo ha preso la parola Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e responsabile del dipartimento Immigrazione del partito, che è anche prima firmataria del disegno di legge al quale il convegno ha voluto dare ulteriore visibilità.
Ha portato la prospettiva istituzionale Marina Terragni, Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza dal gennaio 2025, la cui presenza ha sottolineato la dimensione di tutela dei minori coinvolti nel fenomeno. Il contributo di particolare intensità narrativa è venuto da Amani El Nasif, scrittrice nata ad Aleppo ma cresciuta in Italia, che nei suoi libri ha raccontato come a sedici anni fu portata con l’inganno in Siria dalla propria famiglia con l’intento di costringerla a nozze combinate con un cugino: una prigionia durata tredici mesi dalla quale riuscì a sottrarsi senza abbandonare mai la speranza di essere libera.
La parte sanitaria è stata affidata a Maria Saltari, dirigente medico e ginecologa, referente del percorso salute donna presso l’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (Inmp). Ha moderato i lavori Daniele Capezzone, direttore de Il Tempo.
Senatore De Priamo: “La dignità della persona non può essere compressa”
Le ragioni profonde dell’iniziativa le ha illustrate lo stesso senatore De Priamo in una dichiarazione esclusiva rilasciata a L’identità, che ha inquadrato il convegno all’interno di una riflessione più profonda ed ampia sull’importanza dei valori costituzionali nel contesto del pluralismo culturale contemporaneo.
“Con questo convegno si intende porre l’attenzione su un tema di primaria rilevanza, che investe i principi fondanti della nostra convivenza: la dignità della persona, la libertà individuale e la tutela dei diritti fondamentali. Tematica che affrontiamo come FdI anche con un apposito Ddl a prima firma di Sara Kelany. Anche nel nostro Paese si registrano episodi di violenza, pratiche coercitive e situazioni di grave compressione della libertà personale frutto di posizioni di fondamentalismo islamico, che colpiscono in particolare donne e bambine.
L’integrazione si fonda sul rispetto delle regole condivise: accogliere significa includere, ma anche garantire l’osservanza delle norme poste a tutela della convivenza civile. È responsabilità delle istituzioni assicurare che tali diritti non siano mai compressi in contrasto con i principi costituzionali, rafforzando strumenti idonei a prevenire ogni forma di violenza e a garantire pienamente la dignità della persona. Solo così è possibile costruire una società libera e coesa”.
A margine del convegno, Amani El Nasif ha rilasciato a L’identità una testimonianza che va oltre la propria storia personale. “Il messaggio più importante è riuscire ad avere il coraggio di parlarne, perché c’è ancora troppa paura e troppo pregiudizio attorno a fatti che accadono a moltissime ragazze qui in Italia.
Credo di essere una di quelle poche che sono riuscite a sottrarsi a un matrimonio combinato, ma ce ne sono tantissime, in tantissime scuole d’Italia, coetanee che non riescono a sfuggire a questo destino. Ho incontrato molte ragazze che hanno paura di essere rifiutate, paura di sentirsi diverse dalle proprie coetanee.
Quello che provo a fare è convincerle che di fronte a una privazione della libertà – la privazione di poter scegliere anche le cose semplici, come chi amare – la cosa giusta è chiedere aiuto prima che la situazione degeneri”.
Un Ddl che accompagna il dibattito attraverso uno strumento normativo
Nei mesi precedenti il convegno, la deputata Kelany aveva depositato alla Camera una proposta di legge contro quello che FdI definisce “separatismo islamico”, che tra l’altro prevedeva un giro di vite sui matrimoni combinati, norme sui finanziamenti esteri alle moschee e il divieto di indumenti che coprano integralmente il volto. Il provvedimento – già all’epoca oggetto di audizioni parlamentari – trovava il plauso della Lega.
Fratelli d’Italia ha scelto di affiancare all’iniziativa di ieri uno strumento normativo concreto, nella giusta convinzione che il dibattito culturale non possa esaurirsi nella sola “piazza pubblica”.
Il tema si inserisce perfettamente in un quadro normativo già parzialmente tracciato. In Italia, la legge n. 7 del 2006 sanziona penalmente le mutilazioni genitali femminili, mentre il codice penale prevede una specifica fattispecie per le costrizioni al matrimonio. Strutture come l’Inmp – rappresentata al convegno dalla dottoressa Saltari – svolgono un ruolo di frontiera nell’intercettare eventuali situazioni di vulnerabilità che spesso rimangono invisibili ai servizi ordinari, in ragione delle barriere linguistiche, culturali e sociali, che circondano le comunità più integraliste.
Integrazione e rispetto delle norme
Il filo conduttore del convegno è stato la convinzione che l’accoglienza e l’integrazione non possano prescindere dall’adesione al quadro di diritti e doveri vigente nel Paese. Non una contrapposizione tra culture, nelle intenzioni degli organizzatori, bensì la riaffermazione di principi che l’ordinamento costituzionale italiano considera non negoziabili come: l’uguaglianza di genere, la libertà di autodeterminarsi, la tutela dell’integrità fisica e psicologica della persona a prescindere dalla sua origine o appartenenza religiosa.
La scelta della Biblioteca del Senato come sede, e non di un’aula di partito, ha conferito all’iniziativa una valenza istituzionale che trascende la provenienza politica di chi l’ha promossa. La presenza di Amani El Nasif – la cui vicenda personale, raccontata nel libro-testimonianza Siria mon amour (Piemme), le aveva già dato risonanza nazionale – ha offerto al dibattito politico la concretezza di una esperienza realmente vissuta.
La giornata di ieri ha rappresentato dunque un tentativo di tenere insieme la testimonianza diretta di chi ha subito violenza, l’analisi clinica di chi ne vede le conseguenze quotidianamente e la proposta legislativa che dovrebbe tradurre quella consapevolezza in tutele concrete.
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