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Ambiente

Deloitte: Costo rischio climatico pmi 6% del Pil

I danni diretti e indiretti minacciano di provocare una drastica contrazione della ricchezza nazionale, a fronte di un tessuto imprenditoriale drammaticamente impreparato a gestire l'emergenza

di Giorgio Brescia -


Allarme Deloitte: il rischio climatico minaccia il Pil Italiano con perdite fFino al 6% entro il 2050.

L’impatto del rischio climatico si configura ormai per Deloitte come una variabile strutturale e distruttiva per la stabilità finanziaria italiana. Secondo l’ultimo report, i danni diretti e indiretti minacciano di provocare una drastica contrazione della ricchezza nazionale, a fronte di un tessuto imprenditoriale drammaticamente impreparato a gestire l’emergenza.

L’impatto macroeconomico sul Pil e il collasso delle infrastrutture fisiche

Le proiezioni economiche per il sistema Paese delineano uno scenario di fortissimo allarme sul lungo periodo. A seconda dell’intensità degli shock ambientali, l’Italia rischia una progressiva riduzione del Prodotto Interno Lordo compresa tra l’1,6% e il 6% entro il 2050 rispetto a uno scenario ordinario.

Questa contrazione si trasmetterà in modo non lineare dall’economia reale a quella finanziaria, traducendosi in un pericoloso aumento del debito pubblico, in una compressione dello spazio fiscale dello Stato e in una crescita dei costi di rifinanziamento.

A questo si aggiunge la minaccia sulle infrastrutture critiche, i cui danni diretti potrebbero toccare i 5 miliardi di euro all’anno entro la metà del secolo, che salgono a una forbice tra gli 11,5 e i 18 miliardi di euro annui se si calcolano anche gli effetti indiretti legati al blocco delle catene di fornitura.

Il settore turistico sotto scacco: stimati 52 miliardi di perdite

Un altro fronte di massima vulnerabilità è rappresentato dal comparto turistico nazionale, pilastro fondamentale dell’economia italiana.

In presenza di uno scenario pessimistico caratterizzato da un forte innalzamento della temperatura media di quattro gradi, la domanda turistica complessiva potrebbe subire una contrazione dell’8,9%. E generare perdite dirette drammatiche quantificabili in circa 52 miliardi di euro. Anche ipotizzando un contenimento della temperatura entro un incremento di due gradi, il bilancio dei danni diretti per l’industria dell’ospitalità rimarrebbe comunque pesantissimo, assestandosi su una stima di circa 17 miliardi di euro.

Pmi italiane impreparate: investimenti minimi e miopia strategica

A fronte di una minaccia sistemica così imminente, il livello di reattività e maturità delle piccole e medie imprese italiane appare del tutto inadeguato e frammentato. Soltanto il 14% delle Pmi sul territorio nazionale ha implementato misure idonee a garantire la continuità operativa del business in caso di eventi meteo estremi, e un misero 10% ha strutturato azioni di adattamento mirate alla salvaguardia delle infrastrutture e degli asset fisici aziendali.

La stragrande maggioranza delle imprese dimostra un approccio strategico miope e confinato al breve termine, considerando che l’83% del campione orienta i propri piani finanziari su un orizzonte temporale non superiore ai cinque anni e il 77% prevede stanziamenti inferiori ai centomila euro nel triennio.

Soluzioni tradizionali e la leva strategica dell’intelligenza artificiale

Le strategie di contrasto delle imprese rimangono ancorate a modelli superati e non strutturali. Le voci di spesa risultano infatti dominate dall’acquisto di coperture assicurative per il 54%, seguite a distanza dagli interventi di adeguamento infrastrutturale al 23% e dall’introduzione di sistemi di monitoraggio del rischio al 20%. Di conseguenza, appena il 18% delle Pmi si dichiara oggi pienamente pronto a soddisfare i rigidi criteri richiesti dagli istituti bancari e assicurativi in materia di rischio climatico fisico.

Per invertire questa tendenza diventa cruciale superare la ritrosia verso l’innovazione digitale, visto che solo il 18% delle aziende utilizza piattaforme tecnologiche avanzate o strumenti di intelligenza artificiale, soluzioni che rappresentano invece la principale leva strategica per massimizzare il ritorno sugli investimenti e blindare la resilienza del sistema produttivo.


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