Elefanti morti in Kenya: cosa sta succedendo
Il Kenya Wildlife Service ha aperto un'indagine d'urgenza per fare luce su quello che appare come un drammatico caso di avvelenamento di massa
Allarme in Kenya: 15 elefanti morti nell’ecosistema di Amboseli. Si indaga su un possibile avvelenamento.
Elefanti morti in Kenya
Una grave emergenza ambientale in Kenya. Quindici elefanti trovati morti nell’arco di un solo mese – tra la fine di giugno e la fine di luglio-. Il fatto, nell’ecosistema del Parco Nazionale di Amboseli, nel sud del Paese.
Le autorità e i media internazionali — Bbc, The Guardian, Reuters e Associated Press — rilevano che il Kenya Wildlife Service ha aperto un’indagine d’urgenza per fare luce su quello che appare come un drammatico caso di avvelenamento di massa.
Cosa è accaduto e le aree colpite
L’ecatombe ha colpito in modo sproporzionato femmine di elefante e i loro cuccioli, con un solo esemplare maschio adulto tra le vittime.
Sintomi anomali
Almeno 10 dei 15 pachidermi hanno mostrato evidenti segni di paralisi parziale, collassando e morendo nel giro di 24-48 ore. Le restanti 5 carcasse sono state rinvenute già in avanzato stato di decomposizione o parzialmente divorate da animali spazzini.
La localizzazione
Le morti non sono avvenute esclusivamente all’interno del parco principale, ma soprattutto nelle riserve comunitarie limitrofe di Kimana Sanctuary e Kuku Ranch. Si tratta di corridoi ecologici fondamentali dove la fauna selvatica entra in contatto diretto con i terreni agricoli e le comunità umane locali.
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Le cause: le ipotesi al vaglio degli inquirenti
Sebbene le analisi ufficiali siano ancora in corso, i primi riscontri di laboratorio condotti dall’Università di Nairobi su campioni prelevati dagli animali hanno rilevato la presenza di una “potenziale sostanza tossica”. Le autorità stanno valutando tre piste principali:
Le ipotesi principali
La causa più probabile nei contesti di avvelenamento in Kenya, nell’attuale contesto.
La siccità e la pressione sulle risorse spingono i branchi di elefanti a sconfinare nei campi coltivati per cibarsi.
Spesso gli agricoltori o i pastori del posto, per proteggere i raccolti o i propri allevamenti, spargono potenti pesticidi ed insetticidi organofosforici su frutti o fonti d’acqua.
Nell’area, persistente anche il bracconaggio. Sebbene in questo caso le zanne siano state in gran parte individuate sul posto e la maggior parte delle vittime fossero femmine e cuccioli, i bracconieri utilizzano talvolta veleni chimici per abbattere i capi senza fare rumore con le armi da fuoco.
Allo studio, anche una contaminazione ambientale delle acque. Il KWS sta effettuando prelievi a tappeto su pozzanghere, stagni e corsi d’acqua nell’area per verificare se l’esposizione sia dovuta a sversamenti nocivi o tossine naturali.
Le reazioni e le misure adottate
La notizia ha suscitato forte preoccupazione a livello globale. L’ecosistema di Amboseli, famoso per la sua vista sul Monte Kilimangiaro, ospita una popolazione di oltre 2.000 elefanti, uno dei santuari più protetti e studiati d’Africa.
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La risposta del Kenya Wildlife Service
Ha inviato sul posto un’unità speciale di veterinari ed esperti scientifici da Nairobi e Tsavo per monitorare i branchi rimasti e trattare eventuali esemplari intossicati.
Le autorità hanno rassicurato la popolazione locale specificando che non vi è alcun rischio di trasmissione di malattie agli esseri umani.
Le organizzazioni ambientaliste
Gruppi di conservazione africani e internazionali chiedono alle autorità stringenti controlli sulla vendita di pesticidi ad altissima tossicità, spesso reperibili a basso costo sul mercato nero.
E pure un immediato rafforzamento dei contratti di salvaguardia con le comunità Maasai del territorio, la cui cooperazione è l’unica vera chiave per evitare nuove ritorsioni contro la fauna selvatica.
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