Destra svegliati, torna a destra
di Alessandro Scipioni
La sconfitta referendaria non è un incidente di percorso, ma un campanello d’allarme.
Il No ha superato il 53%, il Sì è crollato persino nelle roccaforti del centrodestra.
Una fetta consistente dell’elettorato di destra ha scelto l’astensione o ha votato No. Ignorarlo sarebbe suicida.
Da qui alle politiche la destra deve essere realista ed ammettere che perde consenso, soprattutto tra i giovani.
La sinistra non ha mezze misure.
È manichea. Lei è il Bene, il resto è il Male assoluto. È internazionalista per vocazione, l’Italia conta poco, vengono prima gli altri. Corteggia ogni fluidità di genere per stravolgere l’ordine naturale e biologico. Droga i poveri con il reddito di cittadinanza, creando una massa di eterni bisognosi da usare cinicamente come serbatoio elettorale. Si inginocchia davanti a Bruxelles e a Ursula von der Leyen, accettando ogni strangolamento.
Eppure Elly Schlein, la donna più lontana dalla cultura tradizionale degli italiani, quella che parla di stato di polizia in un Paese che chiede più sicurezza, di accoglienza indiscriminata in un Paese che pretende il controllo delle frontiere, che non avrebbe problemi a diffondere la cultura gender nelle scuole quando è palese che gli italiani non lo accettano, ambisce concretamente a Palazzo Chigi.
Come è possibile?
Potrebbe riuscirci solo per gli errori della destra. Soltanto se la parte politica maggioritaria smarrisce l’orgoglio di rivendicare senza paura i propri ideali. Quando la destra balbetta, si imbarazza, media, cerca di piacere a tutti, la maggioranza silenziosa degli italiani smette di riconoscersi e semplicemente non va a votare, o peggio le vota contro per punizione.
La destra deve ergersi a baluardo di valori forti, chiaramente identitari.
Prima la nostra gente. Ogni confine è sacro e va difeso con ogni mezzo. Chi entra illegalmente deve sapere che sarà rispedito indietro e non potrà più tornare.
La società tradizionale, la famiglia naturale, i valori della civiltà cristiana, la differenza naturale di genere, sono pilastri non negoziabili contro il relativismo tossico che sta disintegrando l’Italia.
La destra deve puntare sull’orgoglio del lavoro, rinnegando l’assistenzialismo parassitario. Puntando ad incentivare l’occupazione vera, aiutando i giovani a mettersi in gioco, sostenere le partite IVA, il piccolo e medio commercio, le imprese italiane che producono ricchezza invece di distribuire elemosine per calcolo elettorale.
Per essere dei buoni europei dobbiamo essere prima dei buoni italiani.
Ursula von der Leyen simboleggia tutto ciò che ha strangolato l’Italia con burocrazia, il green deal ideologico e l’austerity fanatica. La destra deve avere il coraggio di dirlo forte e chiaro, anche contribuendo a un cambio di maggioranza in Europa.
Giuli vs Veneziani e Buttafuoco? Che esista anche solo un dubbio su chi preferire è già un problema grave di identità della classe dirigente.
L’Italia ha bisogno di una destra che non si vergogni delle proprie radici, che difenda finalmente una narrazione orgogliosa su figure come Giorgio Almirante invece di applaudire solo film su Berlinguer.
Gli italiani vogliono stare bene, non fare i martiri per cause altrui. Il tema energetico è decisivo. Se il gas russo serve a tenere in piedi l’economia, la destra deve prenderselo senza esitazioni. Tra Zelensky e la nostra gente la scelta è obbligata.
Tra poco dovremo ricomprare gas a prezzi folli o chiedere razionamenti e bollette più care del 30-40%. Gli italiani sono disposti a pagare questo prezzo per Kiev? O vogliamo continuare a giocarci fette enormi di consenso su una guerra che non è la nostra?
La Meloni ha giustamente guardato ai giovani, ma il centrodestra fatica ancora a parlarci.
La sinistra ha vinto con la paura, le fake news, il terrorismo psicologico sulla Costituzione. La destra ha spiegato, argomentato, portato fatti. Non è bastato.
Ora deve parlare a chi ha detto No al governo, non per blandirlo ma per riconquistarlo. Comprendendone il malessere, correggendo gli errori di comunicazione, tornando a battersi su temi concreti che toccano la vita quotidiana.
L’autocritica non è debolezza, è intelligenza. La destra deve mostrarsi come quella che difende senza vergogna l’Italia, i suoi confini, i suoi valori, il suo benessere, o tra meno due anni rischia di consegnare il Paese a chi lo sta già smontando pezzo dopo pezzo.
Gli italiani vogliono una destra forte, chiara, senza compromessi. Venga data loro quella destra. Prima che sia troppo tardi.
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