Difesa e caccia: il Gcap e perché anche l’Italia rischia
Cosa succede nel Regno Unito e perché riguarda pure noi e il Giappone
Effetto domino sulla difesa europea: il futuro dei caccia del GCAP appeso a un filo (e a 4mila ingegneri).
Gcap: cosa sta accadendo
Il conto alla rovescia per l’aviazione militare del Vecchio Continente scadrà il prossimo 30 giugno. Entro quella data, il Regno Unito sarà chiamato ad approvare il Defense Investment Plan da 6 miliardi di sterline. In gioco non c’è soltanto il bilancio di Londra, ma la sopravvivenza stessa del Gcap (Global Combat Air Programme). A rischio il monumentale progetto trilaterale tra Regno Unito, Italia e Giappone per lo sviluppo del caccia di sesta generazione destinato a volare entro il 2035.
I segnali d’allarme, lanciati dai vertici industriali, descrivono uno scenario di forte vulnerabilità. Il contratto da 686 milioni di sterline siglato lo scorso 2 aprile dall’agenzia del programma a favore di Edgewing (la joint venture paritetica tra Bae Systems, Leonardo e Jaiec) si è rivelato per quello che è: un semplice finanziamento ponte. Scaduto quel termine, senza una pianificazione a lungo termine, l’intero castello industriale rischia di frammentarsi.
L’allarme di Edgewing: la fuga dei “cervelli” della difesa
La risorsa più preziosa di un programma di sesta generazione non sono i metalli rari, ma le competenze. Sviluppare sistemi stealth, armi a energia diretta e architetture di integrazione dell’intelligenza artificiale richiede ingegneri specializzati che il mercato globale si contende ferocemente.
In questo contesto, il duro monito di Herman Claesen, presidente di Edgewing: oltre 4mila ingegneri attualmente impiegati nel programma Gcap per i caccia della difesa rischiano il ricollocamento immediato.
Le aziende partner non possono permettersi il lusso di mantenere team di questa portata in uno stato di standby indefinito. Se Londra congela i fondi, Bae Systems, Rolls-Royce e Leonardo saranno costrette a dirottare queste menti verso altri progetti (come i contratti legacy Tempest, il rivale franco-tedesco Fcas o i programmi statunitensi) per non disperderne il valore economico.
L’impatto sull’Italia e il nodo del deficit europeo
Per l’Italia, lo stallo britannico rappresenta una sorta di mazzata strategica. Leonardo schiera circa 3mila addetti sui 9mila complessivi del programma, pari a un terzo dell’intera forza lavoro globale. Il blocco dei lavori pone a rischio congelamento i piani di sviluppo industriale nazionali. Proprio mentre Roma ha già impegnato circa 8,7 miliardi di euro per le sole fasi di progettazione preliminare.
Trovare risorse aggiuntive in sede parlamentare è una corsa a ostacoli, aggravata dalle contingenze macroeconomiche.
La procedura di deficit eccessivo. L’Italia si trova a dover finanziare la difesa con margini di manovra strettissimi in ambito Ue.
Le crisi geopolitiche collaterali. La guerra in Medio Oriente e il conseguente blocco dello stretto di Hormuz hanno frenato le catene di fornitura energetica globali, riaccendendo l’inflazione e rallentando la crescita.
La speranza dell’Italia
L’auspicio, nella diplomazia finanziaria europea. Si punta a negoziare l’estensione della National Escape Clause (già applicata per le spese energetiche) anche agli investimenti strategici nella difesa, scorporando così i costi del Gcap dal calcolo del deficit strutturale.
La geopolitica del fallimento: l’ombra del monopolio Usa
Le conseguenze di un eventuale stop oltre giugno superano i confini industriali, investendo la credibilità stessa della NatoO e dell’autonomia strategica europea. Uno slittamento di Londra costringerebbe Italia e Giappone a una consultazione bilaterale d’emergenza, con l’incognita di un potenziale disimpegno di Tokyo.
L’alternativa per salvare il programma, nell’apertura a nuovi partner. Le diplomazie guardano all’interesse di Polonia, India o a una Germania stanca degli stalli industriali con la Francia sul progetto Fcas. L’Italia vedrebbe inevitabilmente ridotto il proprio workshare e la leadership tecnica di Leonardo.
Trump gongola
Il vero vincitore di questa frammentazione, tuttavia, si trova oltreoceano. Mentre l’Europa rischia di fallire nella cooperazione industriale, gli Stati Uniti accelerano inserendo 5 miliardi di dollari nella proposta di bilancio 2027 per il nuovo caccia F-47.
Senza una risposta comune europea, il mercato di sesta generazione scivolerà verso un monopolio totale di Washington, costringendo l’Europa a una perenne dipendenza tecnologica dalla filiera americana.
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