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Difterite, a Palermo si insegue l’emergenza

Rincorrere il batterio a posteriori svela il fallimento di un sistema che si mobilita solo adesso

di Giorgio Brescia -


La morte di Anna Rosa Bartolotta, la bimba di quattro anni deceduta a Palermo per sospetta difterite, riapre una ferita profonda nella sanità pubblica.

Non vaccinata e residente nel quartiere Zen

La piccola è giunta in ospedale in condizioni già compromesse. Mentre si attende l’esito dell’autopsia, la Procura indaga i genitori per omicidio colposo per omissione: l’ipotesi è che il rifiuto della vaccinazione obbligatoria abbia causato il decesso.

I genitori, invece, accusano i medici di aver sottovalutato il quadro clinico nei precedenti accessi in pronto soccorso.

Al contrario, il cuginetto coetaneo, positivo ma vaccinato con le prime dosi, presenta solo sintomi lievi grazie alla presenza di anticorpi protettivi. Un contrasto drammatico: due bimbi della stessa età, lo stesso batterio, due esiti opposti.

La fotografia nitida dei punti di rottura del nostro sistema di prevenzione

In primo luogo, il peso drammatico della disinformazione. La scelta dei genitori – pare – dettata dal timore, privo di fondamento scientifico, di una correlazione con l’autismo, smentita da una nutrita letteratura scientifica.

A questo si aggiunge un fenomeno social irresponsabile: il web pullula di tabelle, schemi e guide grafiche che indicano la difterite come una banale malattia da saper riconoscere e curare, sminuendo la gravità di una tossina che può colpire cuore e sistema nervoso con esiti letali.

La forte disomogeneità regionale

E’ stata analizzata nel recente rapporto Cergas Bocconi. L’Italia vanta buone coperture generali per i vaccini obbligatori, ma con profondi divari territoriali. La Sicilia è ultima: la copertura a 24 mesi per difterite, tetano, pertosse e polio si ferma all’85,13%, contro il 94,46% nazionale. Siamo ben sotto la soglia di sicurezza del 95%.

La reazione tardiva delle istituzioni

Ciò che accade dopo fotografa l’inefficacia delle misure preventive ordinarie. L’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, ha firmato un decreto per istituire una task force straordinaria con il compito di monitorare il cluster epidemico, promuovere la collaborazione tra pediatri e medici di base e recuperare il calo delle vaccinazioni registrato dopo la pandemia.

Rincorrere il batterio a posteriori svela il fallimento di un sistema che si mobilita solo di fronte all’emergenza. Ma, come denunciato dagli assistenti sanitari, un obbligo di legge non basta se non si costruisce la fiducia sul territorio. Senza una medicina di prossimità in grado di contattare attivamente le famiglie e abbattere la diffidenza, l’azione preventiva viene sostituita da una reazione d’urgenza.

Una sconfitta per la sanità pubblica, che interviene quando ormai è troppo tardi.

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