DIGITALE BATTE PANDEMIA

Quale è stato l’impatto dell’emergenza pandemica sulle imprese? Quali riscontri stanno dando le aziende allo scenario attuale, condizionato da un lato dalle esigenze della transizione digitale e di quella energetica e dall’altro dagli effetti persistenti del conflitto russo-ucraino? Con queste domande si è confrontato il lavoro di studio e analisi del Rapporto “MET – Monitoraggio Imprese Territorio 2022” non a caso intitolato “Le imprese dopo la pandemia” edito da ECRA e che ha presentato con Federcasse i risultati di una indagine su oltre 20 mila imprese industriali e dei servizi.
La reazione delle imprese italiane all’emergenza e al lungo lockdown, rileva il Rapporto, “è stata immediata e totale”. E “la digitalizzazione delle imprese italiane prosegue il suo trend di diffusione, sia pure a ritmi costanti: in media, nelle forme più avanzate costituite dalle cosiddette tecnologie 4.0, sono interessate circa il 15% delle imprese industriali (quindi un numero consistente), con una maggiore espansione nel Centro-Nord e una forte accelerazione nel caso delle piccole imprese”.
Ma, dopo 10 anni di crescita, la spinta delle imprese ha subito un brusco stop riguardo agli investimenti in innovazione nel 2021. L’aumento della quota di imprese ispirate nelle loro strategie dall’innovazione, infatti, era stato assai significativo negli anni dal 2011 al 2019, fino a superare il 40%, per poi frenarsi nel suo trend durante il 2021. Un fenomeno che ha riproposto lo storico divario tra le diverse aree del Paese. E quindi con il Suda procedere a marcia rallentata. Un divario che quasi si era annullato nel decennio scorso, si è ripresentato in crescita, evidenziando un gap di 5 punti percentuali nel 2021. Il calo di spinta verso l’innovazione, durante lo scorso anno, è stato più marcato nel comparto delle imprese piccole e medie, presentando un calo in questi segmenti di 10,6 e 7,3 punti percentuali. Più ridotto il calo nelle microimprese e in quelle grandi, fermatosi a meno di 3 punti.
Un fenomeno, nel suo complesso, evidente nella risposta tradizionale delle aziende ad ogni crisi, laddove la riduzione degli investimenti in strategie più dinamiche è l’azione che viene compiuta di fronte alla preoccupazione del rischio che può derivarne. E che il Rapporto sembra leggere di non lunga durata, non strategico, nel riconoscimento che un prolungamento di questo stop all’innovazione possa tradursi automaticamente in una perdita di competitività per ogni singola impresa sul mercato nazionale e, di conseguenza, dell’intero sistema produttivo del nostro Paese sulla scena del mercato globale.
Un ruolo determinante in queste dinamiche è stato svolto dalle BCC che hanno assicurato un sostegno e un impulso alla crescita delle imprese 4.0, registrando un aumento di oltre 2 punti percentuali all’anno tra il 2017 e il 2021, con il 14% dei loro clienti che è attualmente costituito da imprese 4.0.
Le BCC, spiega il presidente del Centro Studi MET Raffaele Brancati, “confermano la propria attitudine ad accompagnare concretamente i processi di sviluppo delle micro e piccole imprese più dinamiche, cioè le 4.0, e di quelle vocate all’export. E le migliori performance si sono presentate sul terreno delle iniziative green e sostenibili”.

Uno scenario, nel suo complesso, dove in generale il sistema produttivo nazionale ha fatto valere, nel periodo caratterizzato dalla crisi, le situazioni solide affermate rispetto agli anni immediatamente precedenti al 2008 sul piano delle strategie di crescita e sviluppo.

Quale è stato l’impatto dell’emergenza pandemica sulle imprese? Quali riscontri stanno dando le aziende allo scenario attuale, condizionato da un lato dalle esigenze della transizione digitale e di quella energetica e dall’altro dagli effetti persistenti del conflitto russo-ucraino? Con queste domande si è confrontato il lavoro di studio e analisi del Rapporto “MET – Monitoraggio Imprese Territorio 2022” non a caso intitolato “Le imprese dopo la pandemia” edito da ECRA e che ha presentato con Federcasse i risultati di una indagine su oltre 20 mila imprese industriali e dei servizi.
La reazione delle imprese italiane all’emergenza e al lungo lockdown, rileva il Rapporto, “è stata immediata e totale”. E “la digitalizzazione delle imprese italiane prosegue il suo trend di diffusione, sia pure a ritmi costanti: in media, nelle forme più avanzate costituite dalle cosiddette tecnologie 4.0, sono interessate circa il 15% delle imprese industriali (quindi un numero consistente), con una maggiore espansione nel Centro-Nord e una forte accelerazione nel caso delle piccole imprese”.
Ma, dopo 10 anni di crescita, la spinta delle imprese ha subito un brusco stop riguardo agli investimenti in innovazione nel 2021. L’aumento della quota di imprese ispirate nelle loro strategie dall’innovazione, infatti, era stato assai significativo negli anni dal 2011 al 2019, fino a superare il 40%, per poi frenarsi nel suo trend durante il 2021. Un fenomeno che ha riproposto lo storico divario tra le diverse aree del Paese. E quindi con il Suda procedere a marcia rallentata. Un divario che quasi si era annullato nel decennio scorso, si è ripresentato in crescita, evidenziando un gap di 5 punti percentuali nel 2021. Il calo di spinta verso l’innovazione, durante lo scorso anno, è stato più marcato nel comparto delle imprese piccole e medie, presentando un calo in questi segmenti di 10,6 e 7,3 punti percentuali. Più ridotto il calo nelle microimprese e in quelle grandi, fermatosi a meno di 3 punti.
Un fenomeno, nel suo complesso, evidente nella risposta tradizionale delle aziende ad ogni crisi, laddove la riduzione degli investimenti in strategie più dinamiche è l’azione che viene compiuta di fronte alla preoccupazione del rischio che può derivarne. E che il Rapporto sembra leggere di non lunga durata, non strategico, nel riconoscimento che un prolungamento di questo stop all’innovazione possa tradursi automaticamente in una perdita di competitività per ogni singola impresa sul mercato nazionale e, di conseguenza, dell’intero sistema produttivo del nostro Paese sulla scena del mercato globale.
Un ruolo determinante in queste dinamiche è stato svolto dalle BCC che hanno assicurato un sostegno e un impulso alla crescita delle imprese 4.0, registrando un aumento di oltre 2 punti percentuali all’anno tra il 2017 e il 2021, con il 14% dei loro clienti che è attualmente costituito da imprese 4.0.
Le BCC, spiega il presidente del Centro Studi MET Raffaele Brancati, “confermano la propria attitudine ad accompagnare concretamente i processi di sviluppo delle micro e piccole imprese più dinamiche, cioè le 4.0, e di quelle vocate all’export. E le migliori performance si sono presentate sul terreno delle iniziative green e sostenibili”.

Uno scenario, nel suo complesso, dove in generale il sistema produttivo nazionale ha fatto valere, nel periodo caratterizzato dalla crisi, le situazioni solide affermate rispetto agli anni immediatamente precedenti al 2008 sul piano delle strategie di crescita e sviluppo.

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