L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

La trappola dei diritti

di Alessandro Scipioni -


C’è un’illusione che attraversa ciclicamente i corridoi del centrodestra italiano, l’idea che una decisa svolta liberal sul terreno dei diritti civili possa spalancare le porte a un nuovo elettorato moderno, urbano e moderato. Si tratta però di un calcolo politico tanto affascinante quanto rischioso, che rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol strategico.

Nel tentativo di rincorrere una modernità liquida e di accreditarsi presso salotti progressisti che comunque non voteranno mai per questa coalizione, il centrodestra corre il pericolo concreto di alienare la sua base sociale più fedele. Parliamo di quel mondo cattolico, tradizionale e provinciale che costituisce l’ossatura del suo consenso storico e che non capirebbe derive progressiste o cedimenti etici su temi divisivi.

Il presupposto teorico di questa transizione si scontra poi con una barriera culturale invalicabile. Il modello della società perfettamente aperta e declinata sui diritti individuali assoluti è una creatura di stampo prettamente anglosassone, figlia di una storia, di una filosofia e di un senso della comunità radicalmente diversi da quelli italiani. Importare quel paradigma in un contesto europeo e mediterraneo, dove i corpi intermedi, la famiglia tradizionale e le radici cattoliche non sono semplici retaggi del passato ma pilastri della coesione sociale, significa forzare la realtà.

In politica l’identità non è un fardello di cui sbarazzarsi, ma la moneta con cui si acquista la fiducia degli elettori. La rincorsa ai diritti civili di matrice progressista non porterebbe alcun nuovo consenso strutturale, poiché chi mette quelle priorità al primo posto preferirà sempre l’originale alla copia. Al contrario, il centrodestra si ritroverebbe sospeso nel limbo di chi ha smarrito la propria anima senza essere riuscito a comprarne un’altra, lasciando orfana una base elettorale che chiede protezione, stabilità e difesa dei valori tradizionali, non certo l’ennesima fotocopia del radicalismo di sinistra.

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