L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Donne inventrici aumentano, è sfida di genere

La presenza nelle innovazioni dei settori Stem nel nostro Paese è al quarto posto in Europa con il 14,7%, un punto sopra la media Ue

di Giorgio Brescia -


In Italia aumenta la presenza di donne inventrici nel campo delle discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), confermando un trend positivo ma sottolineando un divario di genere ancora significativo nel percorso dall’istruzione all’innovazione. Lo racconta un’analisi dall’Ufficio Europeo dei Brevetti.

Donne inventrici, trend in crescita

La presenza di donne che brevettano innovazioni nei settori Stem nel nostro Paese è al quarto posto in Europa con il 14,7%, un punto sopra la media Ue. E Milano che si conferma la città con più donne inventrici in Italia, al settimo posto in Europa.

In Italia quasi il 40% delle laureate proviene da percorsi Stem, un risultato in linea con l’aumento della presenza femminile nei corsi scientifici. Tuttavia, la percentuale di donne che presentano domande di brevetto europeo è inferiore al 14% e, nella fase di fondazione di startup innovative, solo una parte ridotta include una donna tra i fondatori. Il freno, non tanto l’accesso all’istruzione scientifica, quanto la transizione verso l’innovazione brevettata e l’imprenditorialità tecnologica.

Rimane il divario con gli uomini

Il divario di genere nel processo brevettuale rispecchia dinamiche più ampie legate alle barriere istituzionali e culturali che ostacolano la piena inclusione femminile nel sistema dell’innovazione.

Quindi, ancora un gap di genere nelle invenzioni. Le motivazioni, molteplici. Oltre alle barriere sociali e culturali, pesano la sottorappresentazione nelle posizioni di leadership, l’accesso meno frequente a reti di finanziamento e mentoring rispetto ai colleghi uomini. Talvolta anche la disparità nelle opportunità di carriera nelle grandi industrie tecnologiche.

Non è infatti raro che, sebbene una donna possa svolgere ricerca di alto livello o pubblicare scientificamente, lo step di trasformare quelle idee in domande di brevetto resti più ostico.

Nel complesso, resta evidente la necessità di interventi mirati per promuovere una piena partecipazione femminile all’innovazione. La presenza di ostacoli nel percorso dalle università alle imprese e ai centri di ricerca indica che il problema non è solo numerico, ma socio-culturale.

Donne avanti nell’alta innovazione

Il dato più interessante non è soltanto l’aumento percentuale delle inventrici, ma la qualità dei settori in cui stanno emergendo. Cresce infatti la presenza femminile in ambiti ad alta intensità tecnologica come biotech, farmaceutica, intelligenza artificiale applicata alla salute, nuovi materiali e transizione energetica. Non si tratta quindi di una crescita “marginale”, ma di un ingresso progressivo nei comparti che guidano la competitività industriale del Paese.

Il leaky pipeline

Eppure il divario resta evidente. Se quasi il 40% delle laureate italiane proviene da percorsi Stem, la percentuale di donne che compaiono come inventrici in una domanda di brevetto europeo resta molto più bassa. Questo fenomeno viene spesso definito “leaky pipeline”. Lungo il percorso che va dall’università al laboratorio, fino al brevetto e alla creazione d’impresa, una parte consistente del talento femminile si disperde. Le cause sono strutturali.

Minore accesso a reti di finanziamento, sottorappresentazione nei ruoli apicali della ricerca e sviluppo, carichi di cura non redistribuiti e minore presenza in ambienti industriali dove si decide di brevettare.


Torna alle notizie in home