Dov’è lo sport che unisce?
Qualche parola di solidarietà ad Omar Abdulkadir Artan, il più bravo degli arbitri del calcio sudafricano. Pur munito di glorie permessi e passaporto diplomatico è stato fermato alla frontiera americana, perquisito interrogato e villaneggiato quindi rispedito in Somalia, il suo paese di origine iscritto in un protocollo di Stati soggetti a prescrizioni e limitazioni. Un comportamento finora incomprensibile per un rappresentante di AIA e FIFA, peraltro mai spiegato ufficialmente. In ogni caso una notizia che gira per il mondo, che indigna quindi alimenta la pessima reputazione di cui gli USA soffrono per le ragioni fin troppo note.
Cui Trump concorre con una postura sempre più volgare e reietta che contraddice l’universalismo di una grande tradizione. Rileggere la splendida letteratura del Tocqueville di Democrazia in America aiuta a denunciare il travagliato confine fra la promessa di una civiltà dei diritti delle libertà e della giustizia sociale in cammino e il suo drammatico opposto approdo nella peggiore delle esperienze illiberali, con la democrazia progressivamente evirata e irrisa.
Credo sia perciò lecito chiedersi che Mondiali saranno mai questi che la Fifa sta officiando venendo meno perfino a un pur simbolico gesto di autonomia e di civiltà per episodi così incomprensibili e inqualificabili. Quanto utile e istruttivo sarebbe stato un gesto che segnasse la distanza dal comportamento triste e persecutorio della intendenza statunitense! Infantino l’uomo Fifa (acronimo che non sta per fifa) non ha peraltro mai nascosto una soggezione rituale alle pretese, e alle ambizioni narcise di un Capo prima che di uno Stato di un sistema di potere che non tollera di essere limitato o posto in discussione. La domanda che si impone. Dov’è lo stato di grazia dello Sport che unisce corrobora eleva e non discrimina? Soprattutto promuove la sostanza del valore umano?
Sono fatti che dovrebbero costituire occasione per chiedersi se la Fifa non sia oggi soprattutto un cartellone pubblicitario, un prodotto virtuale concepito fra interessi e intelligenza artificiale. Un minotauro sordo e muto, protetto, come scriveva il mio Camus ne Lo Straniero, dalla “dolce indifferenza del mondo”. Intanto il nostro Omar Artan eroe di un mondo altro, torni fra noi a respirare arie più salubri.
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