Il viaggio di Leone XIV in Spagna
Provvidenziale potremmo definire il viaggio di Leone XIV in Spagna che ha ricambiato la visita di Felipe VI insieme alla regina Letizia di Spagna dello scorso 20 marzo, dove in quell’occasione il Re di Spagna ottenne dal romano Pontefice, il titolo di protocanonico onorario della Basilica di Santa Maria Maggiore. Il Santo Padre nel suo viaggio della penisola iberica ha lasciato sicuramente il segno, sia per l’alto livello spirituale che il contenuti che ha donato nei suoi incontri e nei suoi discorsi.
Tale visita del Santo Padre che è iniziata il 6 giugno scorso e che dopo le varie tappe programmate lo vedrà tornare a Roma domani venerdì 12 giugno, tra i vari momenti edificanti e formali con le autorità civili ed ecclesiastiche e i bagni di folla ( accoglienza della Casa Reale, incontro con il Governo e con il Parlamento Spagnolo), ha evidenziato ancora di più la natura dell’attuale Pontefice dal suo volto umano ma determinato, sapiente ma prudente, e quindi anche mite e rassicurante allo stesso tempo che, con le sue parole sta acquistando sempre più rispetto e autorevolezza nell’opinione pubblica.
Infatti, prima ancora di rendere omaggio alla Scuola di Salamanca e ai grandi teologi che nel XVI secolo contribuirono a fondare il diritto internazionale moderno, nella sua terza giornata di viaggio, il Pontefice ha voluto fissare tre coordinate destinate a orientare il suo pontificato: la difesa della vita umana in ogni sua fase – dall’inizio alla sua fine naturale -, il rilancio del multilateralismo come antidoto alle nuove logiche di potenza e la tutela universale dei diritti umani, a partire dai migranti e dai rischi dello strapotere delle élite che controllano l’IA.
Quindi entrando nel merito nel suo discorso al Parlamento spagnolo, Prevost, è partito dalla dignità inviolabile di ogni persona umana per declinare i temi più scottanti dello scenario geopolitico. Esortando alla pace attraverso il coraggio del negoziato, denunciando il riarmo in Europa e nel mondo e sostituendo al diritto della forza la forza della ragione, invocando la difesa della vita dalla sua origine al suo naturale tramonto e della famiglia, come pure la tutela della libertà religiosa, chiedendo inoltre risposte concrete per il dramma migratorio e quindi garantire accoglienza e integrazione ma anche il diritto a rimanere nella propria terra.
Valori che potrebbero apparire astratti come verità, giustizia, libertà, solidarietà, bene comune acquistano concretezza e attualità.
Alla base di tutto questo c’è la beatitudine evangelica della mitezza: «Beati i miti perché avranno in eredità la terra» (Mt 5,5).
La mitezza è una sopportazione attiva, non è sinonimo di debolezza, di passività, ma di fortezza, interiore e di creatività operosa animata dall’amore. A proposito di questa virtù , sembra interessante ricordare il saggio di Norberto Bobbio “Elogio della mitezza” del 1993. Per il pensatore torinese la mitezza è “una scelta metafisica” che propone un mondo migliore, ma oggi è anche “una scelta storica” che va controcorrente nella “società violenta in cui siamo costretti a vivere”.
Papa Leone, che nel suo primo discorso a Madrid, rivolto alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico ha affermato “Il nostro tempo, che in superficie è sconvolto da terribili squilibri e conflitti, più profondamente chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore”.
Pertanto sta collocando il suo magistero al centro del dibattito pubblico , per contrapporre alle barbarie della guerra e della violenza l’amore e la fraternità in Dio, che ci verrebbe da dire, appartiene a tuti gli uomini.
Anche Virgilio d’altronde affermava “Amor Omnia Vincit” quindi già ai tempi dell’antica Roma si pensava che l’amore vincesse su ogni cosa, e quindi potremmo dire in aggiunta, pensate quanto tale affermazione sia ancora attuale e necessaria, ancora più vera dopo la venuta e la testimonianza concreta del sacrificio di Gesù, per tutti noi.
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