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Economia

Lavori stradali, come cambia questa economia

di Giorgio Brescia -


Come cambia l’economia dei lavori stradali

Le strade italiane vivono un momento di grande espansione, ma sotto il manto bituminoso si nasconde un’insidia economica per le imprese del settore. I dati dell’analisi semestrale Siteb (Strade Italiane E Bitumi) delineano un quadro chiaroscuro. I volumi produttivi corrono, la stangata sulle materie prime e sui costi energetici rischia di paralizzare i cantieri.

Boom di volumi e fatturato: i numeri del 2026

Nel 2026 la produzione di conglomerato bituminoso toccherà quota 34,8 milioni di tonnellate (+3,6% rispetto ai 33,6 milioni del 2025). Ancora più marcato l’incremento del valore economico di produzione e posa in opera per la manutenzione stradale, che sale a 4 miliardi di euro (+5,3% rispetto ai 3,8 miliardi dell’anno precedente).

Un comparto in crescita che sostiene 40.000 addetti e conta 430 impianti attivi sul territorio nazionale.

La stangata su bitume ed energia: l’allarme costi

Dietro le cifre record si cela tuttavia una pesante crisi dei costi industriali. Nei primi otto mesi dell’anno, il costo del bitume è aumentato del 65-70%, balzando mediamente da 420 euro a oltre 700 euro a tonnellata.

A questo si sommano i rincari su petrolio e gas metano, fonte energetica che alimenta il 50% degli impianti italiani (il restante 50% funziona a olio combustibile).

A complicare lo scenario, il meccanismo statale di revisione prezzi. A fronte di incrementi reali a due cifre, l’adeguamento riconosciuto si ferma ad appena il 3-4%. Come evidenziato dalla presidente Siteb Raffaella Donghi, questo divario genera forti tensioni nell’esecuzione delle opere pubbliche. E mette sotto pressione la sostenibilità economica degli appalti.

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