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Raffinerie, asse Urso-Pichetto: più produzione contro l’emergenza carburanti

Al tavolo convocato al Mimit con il ministro Pichetto Fratin, il governo lancia l'allarme sulla capacità produttiva nazionale

di Ernesto Ferrante -


Serve aumentare la produzione nazionale e farlo rapidamente. È questo il messaggio emerso dal tavolo sulle raffinerie convocato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy dal ministro Adolfo Urso insieme al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

Secondo quanto si apprende, Urso avrebbe sottolineato la necessità di individuare misure immediate “in Europa e in Italia” per rafforzare la capacità produttiva del Paese, con un’attenzione particolare ai carburanti per l’aviazione. “Con il tavolo di oggi dobbiamo individuare insieme cosa fare da subito, in Europa e in Italia, per aumentare la produzione nazionale, soprattutto per quanto riguarda i carburanti come il jet fuel, su cui si stanno manifestando le maggiori criticità”, avrebbe dichiarato il ministro.

Perché le raffinerie sono considerate un asset strategico

Nel ragionamento del governo, le raffinerie non rappresentano soltanto impianti industriali, ma infrastrutture essenziali per la sicurezza energetica del Paese. Da queste strutture dipende infatti la trasformazione del petrolio greggio in prodotti indispensabili per l’economia e la mobilità, dalla benzina al diesel, fino al jet fuel utilizzato dal trasporto aereo civile e militare.

Urso ha rivendicato la scelta italiana di preservare il settore mentre in altri Paesi europei numerosi impianti hanno cessato l’attività. Il riferimento è alle operazioni che hanno interessato l’Isab di Priolo, in Sicilia, e ai recenti passaggi di proprietà che hanno coinvolto Saras e IP. “In questi anni abbiamo preservato le nostre raffinerie, mentre in Europa continuavano a chiuderle. Ora è necessario fronteggiare l’emergenza. Dobbiamo farlo subito, indicando all’Europa la strada giusta: le raffinerie sono un settore strategico”, avrebbe affermato il ministro.

Un cambio di paradigma

Parole che riflettono la linea sempre più diffusa nei governi europei di considerare le raffinerie non soltanto come un tassello della filiera energetica, ma come un presidio industriale cruciale per garantire autonomia produttiva, continuità degli approvvigionamenti e resilienza del sistema economico in una fase segnata da forti tensioni geopolitiche e commerciali.

Pichetto: “Serve una risposta europea, non basta quota italiana”

Al termine dell’incontro, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato che il confronto con i raffinatori proseguirà nelle prossime settimane attraverso approfondimenti tecnici. “Abbiamo un impegno di confronto continuo e ci saranno delle riunioni tecniche con la struttura per capire come possiamo concretamente intervenire”, ha detto, precisando che dopo il tavolo odierno non è stato ancora fissato un nuovo appuntamento.

Pichetto ha inoltre invitato alla prudenza sulle prospettive di incremento della capacità produttiva. Interventi significativi, ha osservato, richiedono investimenti strutturali sugli impianti e tempi lunghi. “Veri aumenti di produzione si fanno mettendo mano agli impianti, e mettendo mano agli impianti ci vogliono anni”, ha spiegato, pur registrando una disponibilità del settore a valutare possibili margini di crescita.

Per il ministro, l’eventuale aumento della produzione nazionale potrebbe contribuire ad alleggerire le tensioni ma non sarebbe sufficiente a risolvere da solo il problema europeo. Il nodo principale resta infatti l’effetto che gli squilibri tra i Paesi dell’Unione esercitano sui prezzi dell’energia. Pichetto ha richiamato il precedente del gas naturale. Pur disponendo di stoccaggi quasi pieni e di una consistente capacità di rigassificazione, l’Italia continua a subire gli aumenti dei prezzi generati dalla scarsità di offerta in altre aree del continente. Una dinamica che, stando al ministro, potrebbe riproporsi anche nel comparto dei prodotti raffinati se l’Europa non rafforzerà nel suo complesso la propria capacità produttiva e la sicurezza degli approvvigionamenti.

Unem: “La raffinazione sia riconosciuta come industria strategica”

Positiva la valutazione di Gianni Murano, presidente di Unem, che ha definito il confronto al Mimit “proficuo e molto pratico”. Per Murano, il fatto che il governo abbia posto l’accento sull’aumento della capacità produttiva dimostra una maggiore consapevolezza del ruolo strategico delle raffinerie. Tuttavia, ha avvertito, molti ostacoli derivano dalla normativa europea e per questo sarà necessario proseguire il lavoro con i ministeri sia a livello nazionale sia comunitario. La richiesta dell’industria è inserire la raffinazione tra i settori strategici dell’Unione europea.

Il presidente di Unem ha inoltre spiegato che alcune modifiche alle specifiche tecniche potrebbero consentire di aumentare la produzione di gasolio in Italia da un milione a un milione e mezzo di tonnellate. Un incremento limitato su scala nazionale, ma che, se esteso all’intero sistema europeo, potrebbe tradursi in 10-15 milioni di tonnellate aggiuntive all’anno, riducendo di circa un quarto le importazioni di gasolio dell’Unione.

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