La democrazia non necessita di cordoni sanitari
La democrazia non necessita di cordoni sanitari
A Berlino il sole non splende sulla cancelleria. Da un lato il terremoto degli apparati con l’arresto per spionaggio dell’ex capo dei servizi segreti, dall’altro la storia che compie un bel balzo in avanti nel Parlamento regionale della Sassonia-Anhalt dove l’Alternative fur Deutschland ha conquistato la presidenza dell’assemblea eleggendo Tobias Rausch. Per il cancelliere Friedrich Merz si tratta di un terremoto che certifica l’implosione definitiva di quel cordone sanitario eretto per fermare la storia.
Eppure basterebbe applicare una elementare e banale logica democratica per comprendere che domani il sole sorgerà ancora, le stelle rimarranno in cielo e non sarà successo nulla di paragonabile a un cataclisma estintivo, capace di azzerare l’ecosistema come il meteorite che mise fine all’era dei dinosauri.
La democrazia
In una democrazia degna di questo nome, chi vince le elezioni governa, e chi le perde va all’opposizione o a casa senza che i dogmi della conservazione politica debbano trasformarsi in dogmi di fede intoccabili. Il partito di Alice Weidel si è imposto in quel Land e ne è scaturita la conseguenza più lineare del mondo istituzionale; è andato a governare di diritto per volontà popolare.
Voler ignorare che l’AfD si avvia ad essere stabilmente la seconda se non la prima forza del paese, significa compiere un errore di prospettiva. Se nel passato della nostra civiltà politica europea si è ascoltato con lungimiranza e senso dello Stato a chi riteneva assurdo escludere dal perimetro della rappresentanza, chi raccoglieva milioni di consensi popolari appare oggi surreale pretendere che un blocco politico, in forte, ascesa debba subire una quarantena perenne.
L’evidenza ignorata dei fatti
I cordoni sanitari si sono rivelati armi spuntate – anzi pericolose – perché non hanno fatto altro che fare lievitare, a dismisura, i consensi di chi veniva tenuto artificiosamente fuori dal sistema regalandogli l’aura esclusiva dell’unica vera alternativa.
Nonostante l’evidenza dei fatti e la batosta incassata sul fronte dei servizi Merz sembra impermeabile a qualunque segnale di realtà continuando a ignorare il logoramento della propria linea. Il cancelliere difende un recinto anacronistico e si culla nell’illusione di poter restare in campo a lottare contro la transizione e contro il mutamento definendoli a propri pericoli pubblici per l’ordinamento.
La sovranità degli elettori
Ma la verità evidente che sfugge ai custodi dell’ortodossia è che in democrazia la sovranità appartiene agli elettori e non alle agli apparati. Se i cittadini scelgono una direzione piaccia o meno alle cancellerie quel verdetto va rispettato e non demonizzato.
Chi perde le elezioni deve trarne le conseguenze e chi le vince ha il diritto ed il dovere di governare.
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