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Economia

Energia insostenibile

La guerra continua, l'Ue sostiene Kiev che bombarderà altre raffinerie e tra gas e pompa gli italiani finiscono in bolletta

di Giovanni Vasso -


Energia insostenibile. Forse ha ragione chi dice che se non s’arriva ai tre euro al litro, fatto che scaraventerebbe giù i consumi di nafta e benzina, i prezzi alla pompa non scenderanno. È l’unica chance, dicono quelli che la sanno lunga, per convincere la grande supply chain dei carburanti a ridimensionare le sue richieste. I prezzi, alla pompa, son rimasti stabili nel fine settimana. E ciò non è necessariamente una buona notizia dal momento che per il controesodo del weekend, il costo era già salito. Stando al Mimit, la verde costa 2,010 euro al litro mentre il gasolio tocca i 2,131 euro arrivando, in autostrada, a costare più di 2,2 euro. Segnando, così, quotazioni record dal 2022 come sottolineano, puntuali ed esasperati, i consumatori.

Energia insostenibile: la mini proroga dei tagli alle accise

A cui non è piaciuto granché la mini proroga del taglio alle accise sul diesel. Confermare gli sconti, già di fatto superati dal vortice dei rincari, costerà (solo per oggi e domani) poco meno di 21 milioni di euro. Il fatto è che il ministro Giorgetti sta cercando soldi e risorse per fare qualcos’altro. Di nuovo, magari. Lo ha assicurato, dal Meeting di Rimini, pure il capo del Mase Pichetto. “Stiamo valutando la questione”, chiedete al Mef. Lo stallo è nell’evoluzione della questione Hormuz. Il tira e molla aveva convinto Bruxelles, e quindi i Paesi membri, che un accordo per la riapertura si sarebbe ritrovato. In tempi, tutto sommato, ragionevoli. Tutto si sarebbe risolto da sé senza doversi dissanguare né metter mano all’ampollosa burocrazia di Bisanzio-Bruxelles. Cipollone, membro del board Bce, in fondo ci crede ancora che tutto potrebbe risolversi in un orizzonte temporale non troppo lungo. Allo stato attuale, però, di grandi novità ce ne son pochine. C’è il diesel che aumenta e c’è una speculazione che è in atto. Energia insostenibile, appunto.

Il nodo extraprofitti, il cul de sac Ue

Tajani, intervistato a Rtl 102.5, s’è affrettato a dire che la categoria degli “extraprofitti” non esiste. E che semmai si potrebbe chiedere un contributo a Eni, così come è stato fatto con le banche. Resterebbe, a quel punto, il nodo delle compagnie estere che pure operano in Italia. E rimarrebbe, ancora, il tema di quelle aziende che son rimaste italiane nel nome ma che, oggi, fanno base nel Caucaso. Non risolverebbe, detto chiaro, il problema. Che è strutturale e ha radici profonde. È la realtà che bussa alle porte dell’Unione europea. Si sognò il green. Oggi si svela l’incubo. Raffinerie da noi non ce ne son quasi più. E per soprammercato Bruxelles è costretta, per ovvie ragioni, a sostenere lo sforzo bellico di Kiev che, per colpire Mosca, bombarda le infrastrutture di raffinazione russe da cui anche l’Europa prende i suoi carburanti. Lo sa Giorgetti, lo ha detto pure Goldman Sachs. Siamo oltre il cul-de-sac.

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Aumenti a tutto gas

Se i carburanti ci fanno penare, il gas rischia di infliggerci la mazzata finale. Il prezzo al mwh sul Ttf di Amsterdam è salito, in poche settimane, ben oltre la soglia dei 65 euro e viaggia verso i 70. Il guaio è che le imprese (e le famiglie) italiane lo pagano anche più caro. Solo in termini di differenziale tra la borsa olandese e il Psv, il punto di scambio virtuale, se ne son già andati per le cartiere ben 60 milioni di euro. Il quadro complessivo non è entusiasmante se la Cna ha calcolato in ben dodici miliardi di euro i costi che le guerre stanno imponendo alla nostra economia. In sei mesi, da quando è esplosa la crisi di Hormuz, gasolio e benzina ci son costati 5,8 miliardi in più rispetto ai prezzi non proprio popolari che già erano praticati. Contestualmente, la bolletta è salita di ben 3,8 miliardi di euro e l’estate più calda ha spinto i consumi dal momento che, chi ha potuto, ha fatto ricorso ai climatizzatori. Infine, c’è il capitolo gas: il consumo diretto costa tra i 2 e i 2,2 miliardi di euro in più. E questi son numeri che parlano solo degli ultimi sei mesi.

La speranza che arriva dal nucleare

Per questo le parole sul nucleare pronunciate dal Ministro all’Ambiente risultano ancora più interessanti. “Per dare sicurezza al Paese, serve il nuovo nucleare”. E dopo aver detto di ritenere che “verso metà settembre il Senato licenzierà il disegno di legge delega, ed entro fine anno come governo presenteremo i decreti attuativi”, s’è lanciato in una facile profezia: “Questo è il modo di rispondere all’aumento della domanda energetica che ci sarà nei prossimi decenni, con la quantità e i prezzi dell’energia disponibile che definiranno la differenza tra Paesi ricchi e poveri”. E a quel punto l’energia non sarebbe più nemmeno insostenibile, semplicemente diventerebbe impossibile.


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