L’infinita agonia dell’epidemia Covid tra varianti e buchi logistici
Le nuove varianti con la fine dell'estate: i bollettini continuano ma il nodo è la filiera del pharma e l'Ue
Con la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno tornano i primi acciacchi e si ritorna a parlare di Covid e di epidemia. Intendiamoci fin da subito: la situazione, in Italia, è sotto controllo. Non c’è il minimo pericolo né il minimo rischio che sfugga di mano. Come al solito, però, i dati del contagio sono monitorati e la situazione viene studiata proprio per evitare che si torni all’incubo dei lockdown, delle mascherine e dei green pass. Al momento si torna a parlare di nuove varianti e di nuovi casi di contagio. In Lombardia, non fosse altro che per la legge dei grandi numeri, c’è il maggior numero di nuovi casi.
Covid, i bollettini epidemia che resistono
I numeri riferiscono che, in tutta Italia, sono stati registrati 128 nuovi contagi riferibili all’epidemia che fu, quella del Covid. Di questi, ben 74 solo in Lombardia. Del resto, si tratta pur sempre della Regione più popolosa di tutto il Paese. I nuovi contagi sarebbero dovuti alla catena delle nuove varianti. Che si sarebbero evolute dal ceppo omicron. Dalle lettere dell’alfabeto greco, ora, si è passati agli acronimi inintelligibili ai comuni mortali. Da Delta, Alpha si passa all’impronunciabile Xfg. Un segnale importante: è roba da tecnici, ormai, da scienziati.
La paura che non passa
L’epidemia, in sé, rimane l’incubo. Averlo sperimentato fa paura, il terrore che possa tornare. Per adesso non è per niente così. Anzi, la situazione non desta i minimi segnali che autorizzerebbero alcuna preoccupazione. Ma è normale che le istituzioni debbano fare i conti con l’ipotesi che un nuovo scenario simile a quello che è stato il Covid possa riattualizzarsi. Se non altro, per evitare i problemi che accompagnarono le primissime fasi di gestione della pandemia. E bisogna pensare a tanti aspetti. A cominciare dai gravi problemi di cui soffre l’Europa.
Le parole di Figliuolo
Il generale Francesco Figliuolo, ieri, è stato audito Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dall’epidea del virus Sars-Cov-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica da Sars-Cov-2. E ha lanciato un monito. “Ci saranno in futuro altre pandemie, penso all’antimicrobico-resistenza, le zoonosi con i salti di specie, quello che posso dire è che sicuramente non si può pensare – a livello nazionale o europeo – di non avere un’autonomia e una strategia per i dispositivi o i farmaci. Prima di questa pandemia si è pensato che in alcune parti del mondo si potesse produrre e in altre dedicarsi al design. I costi della logistica sono lievitati, lo vediamo anche oggi, e poi si rimane indietro. A livello europeo serve un bilanciamento tra la necessità delle materie prime e la possibilità di riconvertire l’apparato industriale”.
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