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Economia

I generici corrono ma iniziano a sentire segnali di stanchezza

I dati del Rapporto Egualia presentato ieri a Roma: il comparto in buona salute ma gli indici di redditività iniziano a calare, ecco perché

di Maria Graziosi -


I farmaci generici continuano a correre ma il comparto inizia a dare segnali di stanchezza. È stato presentato, ieri a Roma, l’11esimo Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci equivalenti. Lo studio di Egualia, l’organizzazione che rappresenta le imprese specializzate in farmaci generici, realizzato con il contributo di Nomisma e Teha, non nasconde che, dopo anni di crescita e sotto la pressione dell’aumento dei costi delle materie prime (a cominciare dall’energia), le imprese iniziano a rallentare. I numeri, comunque, restituiscono il quadro di un comparto in ottima salute.

I numeri del Rapporto Egualia

I generici, in Italia, valgono complessivamente 6,8 miliardi in termini di ricavo e danno lavoro a 11.792 addetti “diretti”. Si tratta di dati che, però, vanno contestualizzati ancora meglio. E, così, l’intera filiera dei farmaci generici produce valore per oltre 20,4 miliardi di euro e offre impiego a poco meno di 50mila persone. Poi c’è il rovescio della medaglia. Che riguarda la redditività, in calo dello 0,3% sull’anno, che si attesta adesso al 2,8%. Questo, purtroppo, è segnale che non promette nulla di buono. Ma che, naturalmente, va a sua volta contestualizzato affinché possa essere letto nel suo autentico significato. E non si capiscono le ragioni di questo calo se non si ricostruisce l’entità dei rincari con cui la filiera della farmaceutica “generica” è costretta a fare i conti.

Segnali di stanchezza

Tra il 2020 e il 2024 i costi di produzione sono cresciuti complessivamente del 32,1%, per effetto del combinato disposto tra l’aumento delle materie prime, +30,9%, e dei servizi, +34,4%. Le aziende, come riportato da un recente report Istat, hanno provato (e continuano a farlo) ad ovviare in tutti i modi. Puntando forte sull’innovazione (che riguarda addirittura il 90% delle imprese che operano nel comparto farmaceutico), specialmente di processo. Razionalizzare, snellire procedure e processi è diventato il mantra delle aziende. Ora, però, arriva il primo passo indietro sul fronte della redditività ed è qualcosa che deve far riflettere. Non solo il comparto ma, soprattutto, le istituzioni. A maggior ragione dal momento che la farmaceutica, oggi, rappresenta uno dei settori più vitali ed effervescenti dell’economia nazionale.

Schillaci e il diritto di accesso alle cure

Ma non va nemmeno dimenticato l’apporto, decisivo, che i farmaci generici restituiscono all’intera Nazione in termini di diritto alle cure. Solo tra il 2016 e il 2025, in pratica negli ultimi dieci anni, biosimilari e farmaci fuori brevetto hanno generato 8,2 miliardi di euro di risparmi, oltre 850 milioni nel solo 2025. Numeri che potrebbero saliere ancora a fronte delle scadenze previste tra 2026 e 2028 che potrebbero “liberare” fino a 1,2 miliardi di euro. Il ministro alla Salute Orazio Schillaci l’ha detto con chiarezza: “I farmaci equivalenti rappresentano una risorsa importante per il Servizio sanitario nazionale: contribuiscono a garantire l’accesso alle cure e a utilizzare in maniera più efficiente le risorse disponibili, favorendo la sostenibilità dell’assistenza farmaceutica”. E ancora: “In uno scenario internazionale complesso, è essenziale rafforzare le filiere produttive e assicurare la continuità degli approvvigionamenti”. Appunto.

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