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Esteri

Equilibri fragili: l’Iran si compatta mentre Israele nega l’evidenza

I colloqui di Doha registrano progressi positivi

di Ernesto Ferrante -


I colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran a Doha hanno registrato “progressi positivi”, secondo il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari. Un risultato fragile, maturato in un contesto regionale segnato da scosse continue, che ora si prepara a una pausa forzata. La prossima tornata di discussioni è prevista infatti dopo i funerali dell’ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, che si apriranno domani a Teheran e si concluderanno il 9 luglio con la sepoltura a Mashhad.

Progressi sul memorandum di intesa Usa-Iran

Al-Ansari ha spiegato che mediatori qatarioti e pakistani hanno chiuso una serie di incontri separati con le delegazioni americana e iraniana, registrando avanzamenti sul memorandum d’intesa di Islamabad, in continuità con il vertice del Lago di Lucerna. Stando all’emittente saudita Al-Hadath, il nuovo round di negoziati inizierà il 18 luglio, anche se la sede resta al momento non definita.

Ghalibaf chiama a raccolta il popolo iraniano

Intanto, in Iran, il presidente del Parlamento e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha invitato la popolazione a una partecipazione “di massa” alle cerimonie funebri per Khamenei, ucciso negli attacchi di Stati Uniti e Israele il 28 febbraio. Ghalibaf ha parlato di un momento “storico”, chiedendo che “la richiesta di vendetta della Nazione risuoni nelle orecchie del mondo intero”.

La Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, non sarà presente per motivi di sicurezza. Lo ha fatto sapere l’ayatollah Hakim Elahi al canale televisivo “India Today”, spiegando che la sua assenza forzata è dovuta alle continue minacce di Israele.

Teheran non arretra sulla gestione dello Stretto di Hormuz

Sul fronte strategico, lo Stretto di Hormuz torna a essere epicentro di tensioni. Il Comando militare iraniano Khatam al-Anbiya ha ribadito che il passaggio non è “un parco giochi per gli Stati Uniti”, ma territorio sotto sovranità della Repubblica islamica. Le navi commerciali, ha precisato, dovranno attenersi alle rotte designate, pena “una risposta immediata e decisa”. La presenza di caccia americani nell’area viene descritta come una “minaccia alla sicurezza dell’intera regione”.

Il ministro siriano al-Shaibani in Libano

In questo clima già saturo di tensioni, le parole di Donald Trump, che ha ipotizzato per Israele la possibilità di “delegare alla Siria la gestione di Hezbollah in Libano”, hanno rischiato di spalancare un nuovo fronte diplomatico. La dichiarazione improvvida del tycoon è stata subito smentita da Damasco, che ha inviato il ministro degli Esteri Asaad al-Shaibani a Beirut per ricucire lo strappo. L’incontro con il presidente libanese Joseph Aoun ha permesso di ribadire la volontà di rafforzare le relazioni bilaterali “sulla base del rispetto reciproco e del buon vicinato”. La delegazione siriana ha chiarito che le voci su un possibile intervento militare nel Paese dei Cedri sono “assolutamente infondate”, contribuendo a disinnescare una crisi molto pericolosa.

Prove di dialogo con gli sciiti libanesi

La visita di al-Shaibani ha incluso anche un colloquio con il presidente del Parlamento Nabih Berri, leader di Amal e alleato di Hezbollah, definito “eccellente” dal ministro siriano, che non ha escluso futuri incontri con il movimento sciita. Un segnale di distensione in un momento in cui la Siria è scossa da nuove esplosioni. Lo scoppio di una bomba in un caffè nel quartiere di al-Hijaz, nei pressi del Palazzo di Giustizia a Damasco, ha provocato diversi morti e feriti, generando panico e un immediato cordone di sicurezza.

Israele cerca di confutare la realtà dei fatti

Incurante di tutto, Israele continua a tentare di minimizzare la gravità della situazione umanitaria a Gaza. In un messaggio su X, il Cogat (l’unità del ministero della Difesa che coordina le attività nei Territori) ha sostenuto che “il 70-80% dei camion contiene cibo” e che “le quantità introdotte superano di gran lunga i bisogni nutrizionali della popolazione civile”. Una comunicazione che stride con le valutazioni di organismi indipendenti. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, l’Onu e decine di Ong denunciano da tempo una crisi profonda, dovuta agli accessi limitati e alla distribuzione insufficiente di viveri.

La distanza tra la propaganda dello Stato ebraico e le testimonianze sul terreno è evidente. Le autorità israeliane si muovono come dei piromani in una regione segnata da tensioni, equilibri fragili e una instabilità che può avvicinarsi a una soglia critica.


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